Progetti di corridoio per competere la linea di Assoporti all’AIPCN

Sollecitazioni alle Autorità Portuali ma anche la ricerca di un’azione comune tra pubblico e privato – Fanno sempre più paura i competitors extra-Ue

Francesco Nerli

ROMA – Tante ricette, alcune anche interessanti e centrate: ma quello che oggi manca sono le terapie, concrete ed applicate.
E’ quanto emerge dalla serie di incontri – sia politici, sia tecnici – che in questi ultimi giorni hanno fatto perno su Assoporti e più in generale sul cluster marittimo nazionale. E in attesa che il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli dica la sua sabato prossimo a Piombino – dove verrà a parlare, come annunciato, all’hotel Falesia su bonifiche, dragaggi e portualità anche nazionale – tengono banco gli interventi dei vari presidenti dei porti italiani. E’ quanto emerso dal convegno ingegneristico di giovedì scorso (AIPCN) a Roma, aperto dal presidente di Assoporti Francesco Nerli con una relazione nella quale, sottolineando l’assoluta carenza di strategie pianificate da parte dell’Italia per i porti (“La necessità di riattivare lo stanziamento di risorse per il sistema portuale del Paese – ha detto Nerli – non è più rinviabile proprio per la forte concorrenza che arriva sia dai paesi vicini dell’Europa che dai paesi emergenti del Nord Africa”) ha posto l’accento sulla importanza dello sviluppo di “progetti di corridoio” (che “superando la visione di infrastrutture portuali settoriali, consentano di configurare le connessioni alle grandi direttrici transeuropee, in funzione dell’accesso ai mercati europei e dell’offerta ad essi di una porta marittima nel versante Mediterraneo”. Tra le esigenze più sentite Nerli ha citato quella di una portualità che si configuri come “rete alla cui realizzazione concorrano soggetti pubblici e privati, diversi ma complementari in funzione dell’obiettivo: ferrovie, autostrade, porti, interporti, rispettivi operatori, Regioni ed amministrazioni locali, e infine enti di settore comprese le Autorità Portuali”. E infine il presidente di Assoporti ha lanciato un salvagente ai grandi porti di transhipment. “Occorre inoltre procedere – ha detto Nerli accogliendo le sollecitazioni di Nereo Marcucci per Assologistica, che ha parlato nello stesso incontro – alla riduzione di alcuni costi operativi per le imprese che operano negli scali delle grandi direttrici di traffici transoceanici, anzitutto per quanto riguarda il transhipment ma anche per le altre categorie di traffici, adeguando le loro capacità competitive in un mercato in cui operano anche competitors extra UE, quindi sottoposti a regole meno vincolanti e meno onerose”.
Nello stesso incontro hanno parlato Luigi Merlo (sviluppo dei porti “terminali”), Paolo Costa sull’esperienza dell’Alto Adriatico, lo stesso Marcucci sul ruolo del transhipment, e Francesco Mariani (Bari) sul “fare sistema”.
Ieri infine c’è stato l’atteso consiglio direttivo di Assoporti, per fare il punto sulle criticità del momento ma anche per chiarire quali siano (e quali dovranno essere) le linee ufficiali dell’azione dell’associazione nei prossimi tempi; con un settore dell’associazione ultimamente assai critico rispetto alle iniziative assunte dai vertici. Ne riparleremo.
A.F.

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