Sponda Est, dubbi e soluzioni

Il compromesso temporale per Lorenzini, i lavori per allargare la strettoia del Marzocco, l’ipotesi di un bacino di carenaggio sul fondo – In gara l’ex Seal?

LIVORNO – E’ stata, da quando l’hanno ribanchinata e “liberata” dalla servitù della Seal, – ovvero del complesso di aree e capannoni per la bonifica delle navi dei veleni (ricordate la Karin B?) – una delle calate più appetibili della Darsena Toscana. Si tratta della sponda Est, mai battezzata con un appellativo (anche se ci pensò Nereo Marcucci, che voleva fare una specie di concorso d’idee per darle un nome, peraltro mai concluso).

Oggi per la Sponda Est della Darsena Toscana ci sono alcune importanti novità, la prima delle quali è la bonifica – appena partita – dei capannoni dell’ex Seal, acquistati (non senza polemiche) dalla Port Autorithy, e avviati a una parziale riutilizzazione. Per il momento – conferma il presidente dell’Authority Roberto Piccini – si sta procedendo alle bonifiche. L’idea è di eliminare i capannoni più interni, quelli fatiscenti e scarsamente utilizzabili, e di ripristinare invece quello a ciglio banchina per darlo in uso a chi garantisca un buon sfruttamento nell’interesse dei traffici portuali. Ci sarà, a quanto è dato di capire, una specie di piccola gara. Nel frattempo partono anche i lavori per il completamento dell’ultimo lotto di banchina, che dovrebbero essere pronti in un anno.

Sulla sponda Est peraltro già operano alcuni traghetti ro/ro (provvisorio anche quello peripatetico di Lucarelli) e le navi del terminalista Lorenzini, che ha ottenuto dall’ultimo comitato portuale la trasformazione della concessione temporanea di 8.900 mq in concessione “quasi” definitiva, ovvero fino ad agosto senza ulteriori problemi, per compensare la banchina Bengasi e le aree retrostanti che da anni non riesce ad utilizzare. Come in un gioco del puzzle, ogni pezzo deve strettamente incastrarsi con un altro per arrivare a un quadro completo. Così per Lorenzini la concessione “a fiato un po’ più lungo” degli 8.900 metri quadri sulla sponda Est è una soluzione, ma non LA soluzione; in quanto il terminalista aveva chiesto di avere quell’area per 15 anni, in modo da poterci fare sopra i necessari investimenti. Il comitato portuale ha preso tempo fino ad agosto: cioè ha deciso di non decidere fino in fondo, con un compromesso che non sappiamo fino a quanto ha fatto piacere sia a Lorenzini e agli avversari di Lorenzini. Comunque sia, è stato un passo fatto, speriamo in avanti. Bisognerà anche riconsiderare il problema della Bengasi: secondo molti, se anche la banchina venisse rimessa in funzione, si tratterebbe di 200 metri con fondale a 9metri o poco più, non certo adatta alle navi che oggi operano sulla sponda Est per Lorenzini. Ma comunque, un problema alla volta.

Procede invece senza intoppi il lavoro di adeguamento alle grandi navi della “strettoia” del Marzocco, per l’accesso facilitato alla stessa Darsena Toscana. Dopo aver completato mesi fa i sondaggi dei fondali e delle sponde della stessa “strettoia” (sono intervenuti anche i tecnici della Lamarsub dell’ex campione subacqueo Vittorio Paggini che stanno completando le prospezioni finali) l’Autorità portuale e l’Enel hanno avuto conferma fin dall’estate scorsa che non è necessario rimuovere i famigerati tubi della stessa Enel e basta togliere i detriti che si sono accumulati lungo le scarpate per allargare il canale almeno di altri 90 metri, come richiesto per le più grandi fullcontainers (le Zim e specialmente le Yang-Ming). Nell’ultimo comitato portuale è stato riferito che i lavori stanno svolgendosi da tempo proprio in questo senso e che saranno completati – come assicurato in una lettera della Port Authority alla Yang Ming alla fine dell’anno scorso – non oltre i primi di maggio. Smentite le fantasiose interpretazioni apparse su un quotidiano livornese sulla “improvvisa scoperta” che i tubi Enel sono più a fondo di quanto creduto grazie a una altrettanto fantasiosa “mappa del tesoro”. In realtà nessuna sorpresa: all’ultimo comitato portuale è stato confermato che dall’anno scorso si sa che il problema della strettoia andava risolto in larghezza e non in profondità, salvo il fatto che a lungo termine si studierà una resecazione della banchina del Marzocco anche in obliquo per migliorare ancora l’accesso alla Darsena. “L’Enel sta collaborando fattivamente – conferma Piccini – e non ha mai né ignorato né tantomeno celato i dati relativi ai suoi tubi sotto il canale”.

Infine, sempre per la Darsena Toscana, si sta studiando anche un’ipotesi alternativa alla costruzione di un grande bacino di carenaggio nella Darsena 1 appena sarà liberata dagli attuali ro/ro (cioè quando sarà pronta la Piattaforma Europa, ovvero … boh ?). Il nuovo bacino in muratura secondo un’ipotesi alternativa potrebbe nascere in fondo alla darsena, utilizzando l’attuale strettoia con il ponte per Tirrenia che collega la Darsena con la foce del Canale dei Navicelli. Ipotesi fantascientifica? Nemmeno tanto perché quel canale dovrà essere prima o poi tombato (scarica fango e sabbia in Darsena Toscana costringendo a frequenti ripuliture per non avere sostanziose diminuzioni di pescaggio) e perché il “dente” usato oggi dalla Seatrag per le navi con la Sicilia è più fonte di contestazioni e di lamentele che non di crescenti produttività. O almeno così sembra.

A.F.


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