Assoporti, l’ariete in stand-by

Niente “pace armata” ma solo attesa sulle sorti del governo – Le richieste di Nerli e il timore di indebolire le Autorità Portuali con i finanziamenti privati nei porti

Francesco Nerli

ROMA – L’Italia vive di traffici marittimi, con oltre l’80% del proprio import-export che passa attraverso i porti. Ma i porti, che ogni paese marittimo considera come polmoni economici fondamentali, in Italia stanno seguendo la stessa perversa regressione del comparto autostrade: primi in Europa negli anni ’70, stanno scivolando invariabilmente sottoterra nelle classifiche mondiali. Non c’era certo bisogno del rapporto di Verhoeven, che arriva buon ultimo dopo la più attendibile e completa classifica del “World Economic Forum”, per verificare che stiamo davvero male. E l’assemblea di Assoporti di martedì non ha potuto che accentuare i mali della nostra portualità. Come ha sottolineato il presidente Francesco Nerli, il cavallo non brave: occorre sburocratizzare, snellire le procedure, semplificare, trasformare le Autorità Portuali in imprese che non solo programmino (e non tutte anche oggi lo sanno fare) ma che sappiano gestire come vere e proprie aziende economiche.

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