La riforma e i nodi da sciogliere

Da Vladimiro Mannocci, già ai vertici dell’Ancip e oggi della segreteria di Rifondazione Comunista Livorno, riceviamo questa analisi sulla bozza della riforma portuale, che si aggiunge alle crescenti perplessità espresse anche da alcune delle regioni (Campania per prima ma non solo) sui temi principali del testo.

LIVORNO – Finalmente è uscito il testo ufficiale dello schema di Decreto Legge di modifica alla L. 84/’94. Dopo tanti documenti apocrifi possiamo ora discutere davanti all’ufficialità dell’Atto di Governo.
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1 COMMENTO

  1. Mannocci coglie nel segno quando denuncia la contraddizione fra la necessità di rivedere tutto il sistema portale e un decreto delegato forzatamente limitato alla governance dei porti. Il decreto infatti trova la sua base giuridica nella legge delega sulla riforma della pubblica amministrazione e non nella legge n 133 del 2014, che prevede il piano per la portualità e la logistica. Quindi, in sede applicativa, il decreto delegato non potrebbe essere invocato per giustificare una diversa configurazione del sistema portuale. Aggiungiamo che il decreto sbrigativamente dichiara enti pubblici non economici le nuove autorità di sistema, chiudendo così la strada a quello comportamenti imprenditoriali che il piano della portualità e della logistica invece auspica. E’ vero anche che la logica accentratrice adottata dal governo contrasta con la rivendicazione di un assetto federale dello stato; è pertanto probabile che i rapporti fra le nuove autorità con regioni e enti locali provocheranno problemi seri, anche perché l’ambito territoriale delle nuove autorità portuali non coincide (giustamente, peraltro) con quello delle regioni esistenti. Altre affermazioni di Manocci (su autonomia finanziaria, ad esempio) mi sembrano discutibili, e trattarne comporterebbe problemi di spazio, ma riguardano sempre aspetti importanti sui quali è finora mancata quella discussione approfondita che sarebbe necessaria. Giovanni Vezzoso

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