Votazioni, la “polis”, il domani
LIVORNO – Diciamocela davvero tutta: domani si vota nella competizione elettorale più combattuta, più “medializzata” e più ricca di mirabolanti promesse difficili da mantenere da anni a questa parte. Senza distinzioni: chiunque vinca, a patto che qualcuno vinca, ci aspetta, secondo le promesse, un nuovo e rutilante paradiso. Che dire? Viene in mente il famoso aforisma secondo il quale il meglio che un nuovo governo può fare, qualsiasi nuovo governo, è di non peggiorare le cose.
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Pessimismo da quattro soldi? Può darsi. Questa campagna elettorale ha confermato almeno una cosa: che un pò tutti i partiti, chi più e chi meno, hanno puntato anche sulle promesse di rendere gli adempimenti dei cittadini e delle imprese meno oppressivi, non solo sul piano fiscale ma anche su quello burocratico. È il riconoscimento che siamo arrivati a un livello non più sostenibile, dove le imprese scappano all’estero, specie negli ex paesi poveri dell’Est, proprio perché l’oppressione burocratica non esiste o quasi, al di là dei vantaggi fiscali. Le imprese scappano, la gente resta senza lavoro: ci sono anche eccezioni ma quanto di buono è stato fatto e viene fatto evidentemente non basta.
Ricordo a tutti i nostri quattro lettori che su questo nostro giornale non facciamo politica. Anche se nella realtà la “polis” è il risultato di azioni e impegni che secondo Aristotele dovrebbero coinvolgerci tutti, dal primo all’ultimo cittadino: e quindi ci coinvolgono in ogni atto quotidiano, volenti o nolenti.
Nella stessa realtà, il nostro impegno di giornale è di lavorare non per i posteri ma per domani mattina. E domani mattina, cioè da lunedì 5 marzo, tutti indistintamente speriamo in un miracolo, un Paese anche un pò migliore. Ce lo auguriamo: come ci auguriamo che tutti, davvero tutti, questa volta vadano a votare e facciano il loro dovere. La “polis” siamo noi: ciascuno ha il dovere di non aspettare che le castagne dal fuoco gliele levino gli altri. Auguri.
Antonio Fulvi
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