Nella guerra tra Moby e Unicredit ruolo crescente di MSC di Aponte?

MILANO – È una guerra che ormai sembra annunciarsi al massacro, ovvero senza far prigionieri: lo scontro è durissimo tra Moby del gruppo Onorato e Unicredit, dopo il “niet” di quest’ultima alla vendita dei due traghetti “Wonder” e “Aki” ai danesi. Siamo all’ennesima delega alla magistratura sui temi della portualità e dello shipping? Un primo incontro con il ministro De Micheli, avvenuto l’altro ieri, non sembra aver risolto la crisi.

E i riflessi sono molto più vasti di quanto non si creda: non per niente il giornale della Confindustria intitolava nei giorni scorsi “Giallo sulla vendita delle navi”. Forse vale la pena di ricordare, come del resto hanno già fatto altri, che Confindustria è la “mamma” di Confitarma, dalla quale Vincenzo Onorato e il suo gruppo sono usciti tempo fa sbattendo la porta e creando una confederazione alternativa (o concorrente) di cui fa parte anche il megagruppo MSC di Gianluigi Aponte. Per quanto riguarda il gruppo Onorato, sono quasi seimila i marittimi – tutti italiani – coinvolti nella crisi attuale: che è stata aperta da tre fondi d’investimento ed ha messo il gruppo in difficoltà anche se ad oggi – nell’ultimo intervento dei magistrati di controllo “il servizio funziona regolarmente”.

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