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CONTROLLI

L’Agenzia delle Dogane sequestra 3.500 paia di scarpe nel porto di Livorno

In arrivo dalla Tunisia con l’etichetta “made in Ue” e “vera pelle” ma non è vero

Sequestro scarpe nel porto di Livorno, Agenzia delle Dogane

LIVORNO. Era nient’altro che un normale controllo per tener gli occhi aperti sui flussi commerciali dalla Tunisia: è uno dei Paesi interessati dal “nearshoring”, cioè l’accorciamento delle catene logistiche dopo gli sconquassi dell’era Covid per localizzare le produzioni non più in Oriente lontano 5-6mila chilometri bensì a portata di poche ore di navigazione. Risultato: sono state sequestrate 3.500 paia di calzature in pelle realizzate per diversi marchi italiani, valore commerciale stimato attorno ai 350mila euro.

È quanto avvenuto nel porto di Livorno in virtù dell’intervento del personale dell’Agenzia Dogane e Monopoli (Adm) in servizio nella locale “sezione controlli sdoganamento”: il carico è finito nel mirino perché – è stato spiegato – «i prodotti riportavano informazioni fuorvianti sulla loro origine e, per una parte di questi, sulla loro qualità».

Le verifiche dei doganieri hanno consentito di rifare all’indietro il percorso della merce: stiamo parlando di «scarpe realizzate interamente in Tunisia, che venivano importate in Italia già confezionate e pronte per la vendita», spiegano dal quartier generale delle Dogane. L’inghippo dove sta? Nel fatto che «venivano presentate con etichettature recanti un’origine “Made in Ue” o con una totale assenza delle medesime informazioni», viene sottolineato.

Questo è stato il “campanello” che ha indotto il personale dell’Adm a voler guardare meglio quel carico approfondendo l’indagine. È saltato fuori, «grazie alla collaborazione con i Laboratori chimici dell’Agenzia e alle meticolose analisi condotte sui prodotti», che parte delle calzature portava sì l’etichettatura come se fosse realizzata “in vera pelle”, ma in realtà «risultava invece costituita in prevalenza da materiale sintetico». A questo punto, si è pensato che oltre all’etichetta della merce le irregolarità, almeno per una parte delle scarpe, potessero allargarsi anche a «una ulteriori ipotesi di frode nei confronti dei consumatori».

È emerso che le calzature intercettate – viene spiegato – «non erano destinate esclusivamente al mercato interno, ma avrebbero dovuto essere successivamente instradate anche verso altri Paesi, in particolare quelli dell’est Europa, ampliando così la portata della condotta e il potenziale impatto delle irregolarità riscontrate».

L’Agenzia delle Dogane informa che gli accertamenti si sono conclusi con l’adozione dei provvedimenti di natura amministrativa e penale previsti dalla norme: è stato disposto il sequestro della merce e i legali rappresentanti della società coinvolta sono stati denunciati alla Procura, che «ha convalidato il sequestro eseguito», viene riferito.

La società interessata ha ottenuto dall’autorità giudiziaria l’autorizzazione a mettere a norma la merce: dunque sono state tolte «le informazioni ingannevoli o propriamente false» e sono state di nuovo etichettate le scarpe con l’indicazione precisa e corretta riguardante la reale origine e la composizione dei prodotti. Per parte sua, la Camera di Commercio ha applicato una sanzione di 11.500 euro.

Dalla sede delle Dogane si mette in rilievo il «costante impegno nel contrasto degli illeciti di natura tributaria ed extratributaria e nella vigilanza contro le pratiche commerciali sleali», in nome dell’esigenza di «proteggere le aziende e i lavoratori che producono beni autenticamente “Made in Italy”».

Pubblicato il
3 Marzo 2026

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