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LE BORSE DI STUDIO

Premio Tito Neri per i più bravi: stage (retribuito) in vista del futuro lavoro

Idea: in futuro si allargherà ad altri settori dell’università e degli Its

L’intervento del nipote di Piero Neri, Giacomo, studente di ingegneria navale, alla consegna delle borse di studio intitolate a Tito Neri

LIVORNO. È una borsa di studio, anzi sono dieci: e in ciascuna di esse non c’è un assegno, magari in forma simbolica. C’è un lavoro: per dire la verità, intanto è uno stage di tre mesi. Retribuito con una paga reale. Ma è una sorta di test per scovare i talenti adatti nei vari ruoli man mano che nelle differenti mansioni ci sarà bisogno di assumere qualcuno.

È riassumibile così l’identikit delle borse di studio intitolate a Tito Neri che il nipote Piero, forse il principale imprenditore livornese, illustra durante la sobria cerimonia di consegna all’istituto nautico Cappellini, davanti alla Darsena Nuova di Livorno. com’è tradizione da ormai 17 anni. Con un cambiamento: da qualche tempo, oltre ai diplomati del Nautico, l’iniziativa ora comprende anche i più meritevoli fra gli studenti dell’istituto tecnico Vespucci e quelli del corso universitario di sistemi logistici che l’università di Pisa ha decentrato a Livorno a Villa Letizia.

Ma c’è un “ma”, ed è un altro cambiamento alle viste: un ulteriore allargamento dell’ambito delle borse di studio che vada a comprendere anche una parte dell’ateneo pisano. È qualcosa ancora da definire compiutamente, «per ora – dice l’imprenditore – è l’abbozzo di una idea che abbiamo avuto insieme nel pranzo domenicale in famiglia pochi giorni fa: ho chiesto ai miei nipoti di analizzare bene la cosa e costruire una proposta».

La parola passa al nipote Giacomo, corso universitario di ingegneria navale a Genova: l’idea dell’ampliamento del raggio d’azione è un cantiere aperto, lui cita una serie di declinazioni della cara vecchia facoltà di ingegneria più forse economia e giurisprudenza. Non solo: ci sarà da capire se contribuire alle tasse universitarie o all’affitto, in caso di fuorisede; ci sarà da mettere a punto anche come interfacciarne il lavoro con la quotidianità delle aziende del gruppo Neri.

A questo punto entra in campo anche un suggerimento ulteriore, e arriva da Cristina Grieco, che alla formazione ha dedicato tutta la vita, prima da preside, poi da assessora regionale, quindi da presidente nazionale di Indire (innovazione didattica) e da consigliera del ministro dell’istruzione, infine da dirigente scolastica provinciale, l’ex provveditore. Qual è il consiglio? Inizialmente le borse di studio erano per diplomati, poi si sono ampliate a uno spicchio di università com’è il corso di logistica. Ebbene, adesso che si pensa ad allargare ulteriormente il raggio di azione ad altre aree dell’arcipelago universitario, perché non includere anche gli Its Academy? È il nuovo tassello del puzzle formativo, con un post-diploma che approfondisce gli studi superiori ma con orizzonti diversi da quelli universitari.

L’imprenditore Piero Neri alla consegna delle borse di studio intittolate al nonno Tito

Vale la pena, adesso, di mettere in lista i nominativi degli studenti premiati. Del resto, non è forse vero che i protagonisti sono loro? Eccoli:

Istituto nautico indirizzo conduzione mezzo navale (coperta):

  • Matteo Sergio Lottini
  • Angelo Armillei
  • Matteo Paoli

Istituto nautico indirizzo conduzione apparati e impianti marittimi (macchina):

  • Filippo Lombardi
  • Christian Marinescu
  • Niccolò Demi

Istituto Vespucci-Colombo indirizzo logistica

  • Martina Vignozzi
  • Cristian Terzi

Università di Pisa polo di Livorno (Sistemi Logistici):

  • Lorenzo Bargagna
  • Wang Wu.

il prefetto-commissario Giancarlo Dionisi e, in basso, la vicepresidente della Provincia di Livorno, Eleonora Agostinelli, e la questora Giuseppina Stellino  premiano alcuni degli studenti più meritevoli

A loro, ai loro coetanei presenti e all’insieme dei giovani, l’imprenditore labronico ha rivolto un invito: siate ambiziosi. Senza tracotanza né attitudini smargiasse, ma «coltivate un sogno e buttatevici con tutto il vostro entusiasmo». L’ha detto guardando il futuro ma l’esempio l’ha pescato dal passato: quel nonno Tito al quale le borse di studio sono intitolate. «Mio nonno – racconta lui – aveva fatto la terza elementare e suo padre era analfabeta, a cinque anni lo accompagnava nelle carovane dei “risiatori” per conquistarsi il diritto di scaricare le navi. Da bambino andava a raccattare le “bullette” per raddrizzarle e rivenderle per qualche spicciolo: con quei soldi ci si è pagato le lezioni di inglese per poter farsi capire dai comandanti stranieri che venivano in porto».

Tutto è cominciato da lì, e cosa ha significato lo dicono i numeri: quando questa tradizione delle borse di studio della famiglia Neri è iniziata «avevamo 200 addetti». E adesso? «Più di mille». Ma Neri non ne fa una misura di successo personale: certo, c’è il fatturato da tener d’occhio ma – avverte – vale anche «un dovere morale e una responsabilità sociale nei riguardi della comunità: per me imprenditore il lavoro è una religione, e lo è anche cercare di offrire opportunità di lavoro». Lo dice pensando ai giovani perché non è a un lavoro purchessìa che pensa, semplicemente qualcosa per sbarcare il lunario: «Il lavoro assorbirà buona parte della vostra giornata in futuro, ve lo immaginate se ve lo sentiste come una prigione? No, meglio mettercela tutta e farne motivo di orgoglio, l’occasione per mettersi in gioco e cercare di combinare qualcosa di buono…». Un aspetto sul quale insisterà anche la questora Stellino, ma aggiungendo che i giovani devono sì metterci la grinta ma «il sistema territorio deve aiutarli». Con l’ammiraglio Canu che mette l’accento sul ruolo da “talent scout” che Piero Neri si è ritagliato con quest’iniziativa delle borse di studio.  D’altronde, la formazione è sempre più centrale: una fase sulla quale investire molto, come sottolinea il colonnello Mineo prendendo esempio dall’allungamento della fase preparatoria che all’interno dell’Arma viene seguita per formare i nuovi quadri.

Alla cerimonia partecipano anche esponenti delle istituzioni della città:

  • il sindaco Luca Salvetti,
  • il prefetto Giancarlo Dionisi (da qualche settimana anche commissario straordinario per la realizzazione della Darsena Europa),
  • il presidente dell’Authority, Davide Gariglio,
  • il direttore marittimo e comandante della Capitaneria di porto, ammiraglio Giovanni Canu,
  • la questora Giuseppina Maria Rita Stellino,
  • il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Dario Mineo,
  • la vicepresidente della Provincia, Eleonora Agostinelli,
  • la dirigente scolastica provinciale, Cristina Grieco,
  • il presidente del Polo universitario di sistemi logistici, Nicola Castellano

È il prefetto-commissario Dionisi a inquadrare la fase storica: c’è bisogno di lavoro e «occorre farsi trovare pronti». Anche perché non siamo nel deserto del nulla: sono sulla scena grandi gruppi internazionali che sembrano disposti a investire forte su Livorno.

Questo deriva dal fatto che «Livorno ha fatto un gran lavoro per darsi un orizzonte e una visione»: maari forse «lo si vede meglio da fuori», e in effetti all’incontro di Rimini sull’economia del mare, il sindaco romagnolo ha detto che «bisogna prendere esempio da Livorno». Il motivo? «La città ha smesso di ripiegarsi su sé stessa e ora gioca la partita a viso aperto».

Se Salvetti dice che la città rialza la testa e il prefetto annuncia che ci sono grandi operatori con gli occhi puntati su Livorno, il “signor Authority”, cioè Davide Gariglio, ci mette del suo per dire una cosa: facciamo di tutto per avere le infrastrutture che servono, ma senza l’estro e la grinta delle persone sono nient’altro che uno scheletro. Tradotto: abbiate la stessa determinazione di Tito Neri per raddrizzare tutto quel che c’è da raddrizzare e poter aspirare a un sogno.

Pubblicato il
9 Giugno 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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