Olbia progetta il futuro: ecco le sue linee guida

Sviluppare l’area di Isola Bianca e completare il Cocciani tra le priorità – Lo stato dell’iter

Paolo Piro
OLBIA – Razionalizzazione dell’esistente, completamento del porto industriale di Cocciani, individuazione e localizzazione dei porti turistici e dei cantieri navali. Ridefinizione dei limiti e delle finalità del waterfront, tutela delle zone più delicate dal punto di vista ambientale e di attività storiche come la mitilicoltura e la pesca delle arselle: in estrema sintesi ecco il futuro, almeno per i prossimi venticinque anni, della portualità nel golfo di Olbia.
Sono queste le linee guida – sottolinea la Port Authority del nord Sardegna – che animano il Piano Regolatore Generale del Porto, documento di “programmazione e realizzazione delle opere della portualità”, previsto dall’articolo 5 della legge 84 del 28 gennaio 1994, sul “Riordino della legislazione in materia portuale”.
Nello specifico di Olbia (ma anche Golfo Aranci), l’iter è iniziato il 1º ottobre 2008 con la presentazione del Piano ai membri del Comitato Portuale, per proseguire, il giorno seguente, con la consegna, ai comuni interessati, di tutta la documentazione per la prima fase dell’Intesa, proprio come stabilito dal 3 comma dell’articolo 5 (che ne stabilisce anche i passaggi successivi: invio al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che si esprime entro quarantacinque giorni dal ricevimento dell’atto; valutazione di impatto ambientale e approvazione della Regione).
Passo che, più precisamente, chiude due anni di studio di un pool di dieci professionisti (più un rappresentante nominato, rispettivamente, da Regione, Provincia, Comune di Olbia e Golfo Aranci), coordinati dal professor Alberto Noli, che hanno studiato il golfo di Olbia dalle più svariate angolature: aspetti marittimi; aspetti urbanistici e architettonici; aspetti trasportistici; qualità delle acque; studio del comparto della mitilicoltura; aspetti meteo marini e idrodinamici; aspetti geologici ed evoluzione dei fondali; beni archeologici; studio di impatto ambientale.
Il punto di partenza, per tutti i campi di studio, è stata un’analisi attenta di debolezze, potenzialità e una previsione degli eventuali rischi connessi alla mancata applicazione di norme certe sul sistema portuale.
Allo stato attuale, nonostante tutti i pregi rilevati nella fase preliminare (vicinanza con il continente, protezione dal moto ondoso, facilità di evoluzione delle navi, buoni collegamenti stradali con il resto dell’isola, vicinanza a mete turistiche di grande richiamo, ottime capacità di gestione della movimentazione di navi ro-ro e ro-pax e vicinanza ad un aeroporto di elevato standard) Olbia si presenta con: una scarsità di aree a terra per il deposito temporaneo di semirimorchi; una coesistenza di traffici passeggeri e merci; una mancanza di chiara suddivisione funzionale delle aree marine e terrestri affacciate sul golfo; un canale di accesso al porto ristretto e costantemente sottoposto a problemi di interrimento; una conflittualità porto-città, specialmente nel periodo estivo, con costanti congestionamenti delle arterie stradali; un’interferenza fra navigazione commerciale e turistica, in particolare quella diretta e proveniente dal lato nord del golfo; una convivenza con la mitilicoltura, il cui mantenimento è da ritenersi indispensabile.
Senza la pianificazione del Prp, i rischi previsti in un futuro non molto lontano (secondo le stime 10 anni) saranno molteplici. Tra questi: la diffusione di un’immagine negativa del porto; il conseguente abbandono di Olbia da parte del traffico crocieristico a favore di altre località dell’Isola; l’abbandono della “meta” Sardegna da parte di una consistente fetta di clientela, (bisogna considerare che, solo ad Olbia, nel 2009, sono transitati, circa 3 milioni 915 mila passeggeri).
Tra le opportunità offerte dal sistema attuale, ad una prima analisi: la possibilità di suddividere i traffici commerciali e turistici e di rendere “vivibile” una parte del terminale di Isola Bianca, aggregandola al waterfront cittadino; la delimitazione chiara degli spazi dedicati alla nautica da diporto (che include: natanti e imbarcazioni) ed alle imbarcazioni da pesca, nonché di quelli da lasciare nello stato attuale, con possibilità di sviluppare osservatori naturalistici e percorsi vita attrezzati.
E, quindi, le soluzioni.
La prima riguarda la razionalizzazione dell’intero porto dell’Isola Bianca, con la realizzazione di un nuovo terminal marittimo in prossimità dei nuovi attracchi lato nord (1 e 2 bis), il prolungamento dei moli in corrispondenza degli attracchi 3 e 4 con ampliamento della darsena compresa tra gli stessi, la ridistribuzione degli spazi portuali in relazione ai piani di security, la riorganizzazione e lo studio di nuove viabilità, aree di sosta, di imbarco e pre-imbarco.
Il previsto aumento di traffico, per i prossimi 25 anni, nell’area portuale di Olbia (che cresce ogni anno di circa il 3%), richiederà una distribuzione dei traffici per metà sull’Isola Bianca e per metà sulle strutture del porto Cocciani.
Proprio per questo, il secondo passo prevede il completamento delle banchine del porto industriale, per trasferirvi integralmente il traffico ro-ro (rimorchi e semirimorchi) e la realizzazione di un attracco specializzato per traghetti ferroviari, collegato alla rete ferrovie nazionale, in modo da sopperire allo smantellamento del terminale Fs di Golfo Aranci.
Indispensabile, per la sicurezza della navigazione, per sopperire all’aumento dei traffici commerciali, alla commistione con quelli prodotti da yacht e maxi yacht in ingresso e uscita dai nuovi porti turistici e, soprattutto, per l’adeguamento alla rapida evoluzione degli standard delle flotte navali (sia crociere che ro-pax, sempre più ampie e con pescaggi che andranno a superare gli undici metri), la ridefinizione delle dimensioni e delle profondità del canale di accesso che verrà portato, entro il 2035, a meno 13 metri.
Prerogativa del Piano regolatore generale del porto di Olbia sarà l’individuazione delle possibili localizzazioni dei porti specializzati (“porti turistici e approdi”) destinati alla nautica da diporto, sempre tenendo presente la possibile interferenza col traffico commerciale, e la localizzazione della cantieristica navale.
Importante sarà la definizione dei limiti e delle finalità del waterfront cittadino (l’immagine è quella di una lunga passeggiata, contornata di chioschi e altre attività commerciali e gastronomiche su palafitte o a ridosso del mare che cinga tutto il golfo, da via Dei lidi fino a località Mogadiscio), con l’individuazione di due anse verdi: la prima, che prevede la rinaturalizzazione e la valorizzazione con percorsi culturali e archeologici del Porto Romano, connesso mediante i canali scolmatori bonificati e riqualificati con il Parco Urbano del Fausto Noce; la seconda che si estende sul Lungomare di Olbia, da via Genova fino alla Peschiera di Poltu Quadu.
Indispensabile, per la salvaguardia del golfo, sarà la delimitazione delle zone nelle quali è escluso ogni intervento umano diverso da quello volto alla conservazione ed alla valorizzazione dello stato attuale (particolare riferimento all’area della peschiera, con un equilibrio ambientale delicato).
Non da ultimo, il Prp, dovrà indicare le attività possibili nelle due insenature terminali del golfo e le zone, incluse quelle a terra, di possibile esercizio della mitilicoltura.

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