Il “cippato” fa crescere il TCO

Il legno frantumato destinato alle centrali elettriche è in forte crescita – E adesso si lavora anche negli spazi dell’ex Intercontainers- I progetti per la sponda est della DT

LIVORNO – Può sembrare un traffico residuale, ma per il Terminal Calata Orlando, che da quando c’è la crisi ha visto scendere alcuni dei settori tradizionali dei rinfusi, si sta rivelando una risorsa: è il “cippato”, ovvero quella specie di macinato di legno non nobile – in genere macchia mediterranea e arbusti – che sta facendo vere e proprie collinette marroni sulla banchina dedicata. Quest’anno il “cippato” ha raggiunto per il TCO le 100 mila tonnellate in transito, per il 2014 la previsione è di superare le 150 mila. Secondo gli amministratori del TCO è anche grazie al “cippato” che il bilancio della società chiude quest’anno in leggero attivo (ante tasse) dopo anni di perdita. Un segnale di ripresa che lascia sperare nel definitivo superamento di una delle più lunghe crisi del porto.Per leggere l'articolo effettua il Login o procedi alla Register gratuita.

Federico Barbera

Il “cippato” sembra inoltre destinato a diventare un elemento importante nell’alimentazione delle centrali elettriche a carbone che ancora operano in Italia. Il prodotto che transita dal TCO è destinato alle centrali di Porto Vesme e di Crotone, ed aumenta la capacità calorica del carbone stesso contribuendo nel frattempo a diminuire le emissioni dannose. Questi riconosciuti vantaggi stanno facendo si che a un’iniziale produzione con gli scarti, si stia adesso progressivamente sostituendo un prodotto da coltivazione: con la ripiantumazione della macchia proprio per destinarla a produrre poi “cippato”. E’ una nicchia: ma nel campo dei rinfusi una nicchia toscana che si sta rivelando remunerativa.
Il TCO del resto sta lavorando sodo per il prossimo futuro. Proprio in questi giorni ha “lavorato” la sua prima nave per le aree e i capannoni dell’Intercontainers, che ha preso in affitto dalla Cilp. “Abbiamo scaricato una nave di sale – ci ha detto Federico Barbera – il che ci ha anche consentito di ripulire una prima area del terminal e di riattivare gli uffici e i primi capannoni”. Tornato a nuova vita, l’Intercontainers sarà un polmone importante per il TCO, anche con la parziale riutilizzazione di alcuni dipendenti oggi in cassa integrazione a zero ore. E sarà importante almeno fino a quando, presumibilmente a metà del 2015, con il dragaggio dei fondali davanti alla nuova area sulla sponda Est della darsena Toscana sarà pronto il sito di trasferimento definitivo del TCO.
Sarà un trasferimento, sottolinea ancora Barbera, che porrà finalmente le condizioni di un nuovo sviluppo. E che richiederà, ovviamente, nuovi e importanti investimenti. “Stiamo definendo il layout del terminal sulla sponda Est – dice Barbera – che comporta assetti territoriali e strumentali totalmente nuovi. Pensiamo di creare un sistema di nastri trasportatori per ottimizzare il movimento dei rinfusi, con aree dedicate, spazi coperti, magazzini e pese dell’ultima generazione”. Una nuova pesa è stata per il momento istallata all’Intercontainers. Una cosa sembra certa: il porto dei rinfusi è destinato a rimanere una realtà importante per Livorno.

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