Demolizioni navali: quando il business gronda sangue

PIOMBINO – La recente inaugurazione di un nuovo tratto di strada che punta a risolvere il centenario isolamento stradale (e ferroviario) del porto e delle aree connesse, ha riaperto il dibattito sulle demolizioni navali che dovevano essere – scriviamo riferendoci a progetti a quanto pare accantonati – uno dei siti di demolizioni navali più importanti e più redditizi per il Mediterraneo.

La stessa joint venture tra il gruppo genovese di San Giorgio del porto e il gruppo livornese Neri ha ormai cambiato destinazione, sta completando alcuni impianti destinati a costruzioni e refitting, ma non per questo non risente dalla mancanza di un collegamento veloce con la superstrada (?) Aurelia.

E le demolizioni?

Il caso della Costa Concordia – fu costruita una banchina apposta con fondale a 20 metri, furono predisposti piazzali e attrezzature, ma poi il relitto fu demolito a Genova – è stato sintomatico.

Significa che le demolizioni navali continueranno useranno ad essere nei paesi dell’est Mediterraneo (Turchia) o addirittura del Far East?

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