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E sugli “inchini” più dubbi che soluzioni

ROMA – Si fa presto a decretare il divieto degli “inchini”. Poi però si scopre – e sta succedendo di giorno in giorno – che l’applicazione pratica di una norma concepita in fretta e furia sotto la spinta dell’emotività nazionale, rischia di creare più guai di quelli che vuole evitare.

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Se n’è parlato martedì scorso in una serie di incontri che hanno avuto al centro le Capitanerie di porto: cui dovrà spettare il compito di far rispettare il decreto, malgrado i suoi buchi e le sue – a detta dei tecnici – storture anche macroscopiche. Una di queste è emersa l’altra settimana quando dal Giglio, dove ovviamente molti isolani sono stressati dalla tragedia della “Concordia”, è volata sui media la sconvolgente notizia di un cargo russo che s’era avvicinato alla costa occidentale dell’isola, per ridossarsi da una grecalata in attesa di attraversare per Oristano. Intorno al povero cargo è stato un turbinar di motovedette e di ingiunzioni in base al nuovo decreto: ma presto è saltata fuori l’imbarazzante questione che l’area dove si trovava la nave è indicata come zona di ridosso da tutti i portolani, proprio nei casi di violente sventolate da est. E un decreto – come sanno bene tutti i laureandi in legge – non può certo abolire una normativa che ha le radici in secoli di esperienza.

E’ un caso. Ma analogamente, contro il decreto che regola gli “inchini” s’è scatenata anche metà Venezia, che ha visto a rischio un florido turismo legato alle navi da crociera nel canale. Ne ha fatto le spese il comandante della locale Capitaneria, che è stato crocifisso, sia pure con successivi compromessi. Per non parlare poi delle rivolte dei vecchi marinai della costa ligure, di quella amalfitana e di altre zone abituate nei secoli a veder sfilare – con tanto di saluti e sirene – le navi da crociera a tutto beneficio del turismo e della gente di mare.

E se queste manifestazioni, un po’ nostalgiche e un po’ interessate, possono aver lasciato il tempo che trovano, diversa è la difficoltà di far convivere il decreto “anti-inchini” con la contraddittoria serie di norme all’interno del Santuario dei Cetacei che investe l’intero Alto Tirreno; norme che sul piano puramente giuridico si sono limitate a proibire le gare offshore – ovvero una puntura di spillo sul mare più battuto del Mediterraneo – ma che in compenso provocano un continuo susseguirsi di minacce al traffico navale, alcune delle quali si intrecciano oggi con il decreto sugli “inchini”. E dagli incontri dei giorni scorsi, più che chiarimenti e rassicurazione sembrano essere emersi nuovi dubbi.

A.F.

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Pubblicato il
21 Aprile 2012

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