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Bacini di carenaggio tante ipotesi sulla gara

LIVORNO – C’è un silenzio (minaccioso o rassegnato?) intorno alla gara per la gestione dei bacini di carenaggio livornesi. La commissione giudicatrice, composta come noto da esperti del tutto esterni all’AdSP, si è riservata di concludere i lavori entro la fine di settembre, ma nessuno è in grado di avere anticipazioni. Come si sa, la gara è tra due gruppi: i cantieri Benetti, insieme ad una coalizione di riparatori navali labronici, e i cantieri Jobson, anch’essi alleati ad un altro gruppo di riparatori locali.

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Non c’è dubbio che l’esito della gara potrebbe creare difficoltà alla Benetti, se a vincere fosse il gruppo Jobson: visto che nel programma del marchio stanno ormai prevalendo le costruzioni dei giga-yacht, che hanno bisogno sia del cantiere Mediterraneo per i vari (e i futuri alaggi) sia del bacino grande (ovvero del suo relitto) come darsena di allestimento per gli stessi. L’eliminazione delle obsolete (e mai utilizzate) gru sulle due sponde del maxi-bacino conferma che il ripristino della “vascona” è per il momento assai problematico, e comunque anche se fosse nei programmi richiederà anni ed anni. Solo un lustro fa (se non più) uno studio del RINA stabilì che sarebbero occorsi almeno 20 milioni di euro: e nel frattempo è affondata anche la barca-porta, che a sua volta ha un costo notevole.

Nel frattempo, malgrado la crisi dello shipping, si sta assistendo anche in Italia alla proliferazione dei progetti di nuovi bacini di carenaggio: Palermo, Napoli, la stessa Genova ci stanno lavorando. Qualcuno si chiede se davvero il “bacinone” di Livorno potrebbe essere ripristinato nella sua funzione originale e con quale rendimento. Del resto anni fa circolavano anche immagini dell’avamporto con il “bacinone” trasformato in darsena. Solo un’aspirazione di parte o l’avevano letto nella sfera di cristallo?

A.F.

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Pubblicato il
21 Agosto 2019

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