Gallanti: il porto di Livorno ha due anni per rilanciarsi

E’ urgente razionalizzare fondali di accesso e del TDT, unificare i terminal ro/ro, riprogettare in chiave realistica l’utilizzo delle vasche di colmata e responsabilizzare il comitato portuale

Giuliano Gallanti

LIVORNO – Punto e a capo, si ricomincia. Potrebbe essere questo, detto magari in termini molto brutali, il Gallanti-pensiero sul futuro strutturale del porto labronico. Ovvero, ancora in termini concretissimi: lunga, lunghissima pausa di riflessione sulla Piattaforma Europa (e quando si dice riflessione in termini politichesi vuol dire buttare tutto alle ortiche), totale abbandono dei sogni irrazionali di navigabilità del canale dei navicelli fino a Guasticce (e all’interporto) per evidente incongruenza delle rotture di carico che determinerebbe e dei costi, utilizzo come piazzali e banchine della vasca di colmata attuale (e della seconda vasca, indispensabile) solo dopo aver costruito una diga esterna di protezione dalla foce del Calambrone verso la curvilinea, e infine razionalizzazione in un unico grande terminal (e un unico terminalista, n.d.r.) dei ro/ro tra Darsena n.1, calata Bengasi, terminal Sintermar e parte della sponda Est della darsena Toscana.

Ma forse ancor più urgente nel Gallanti-pensiero (e bisogna riconoscerlo: non senza ragione) c’è il problema dello scolmatore dell’Arno che “scolma” più che altro fanghi e sabbia in Darsena Toscana, attraverso porte vinciane perennemente bloccate (perché tra l’altro funzionerebbero in modo sbagliato) con conseguente drastica riduzione dei fondali.

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