“Climeport” tra teorie e speranze

Come ridurre l’inquinamento generato dalle attività portuali sul territorio e specialmente sulle città adiacenti – Le proposte di energie pulite e di “pulizia” dei fumi

LIVORNO – Che cosa possono fare i porti per il clima, e specialmente per l’ambiente che li circonda, le città in primis? Non è una domanda retorica: tanto che hanno provato a rispondere sei Autorità Portuali europee del Mediterraneo (Valencia, Algeciras, Marsiglia, Luka Koper, Pireo e Livorno) riunite a Livorno giovedì scorso all’insegna della convention “Climeport”. Capofila dell’iniziativa la Port Authority labronica di Roberto Piccini, con il contributo dell’European Sea Ports Organization ESPO. Tema fondamentale dell’incontro: “Reazioni sostenibili tra porti e città; il contributo del progetto Climeport”.

Il convegno ha avuto una coda turistico-conoscitiva con un giro dello scalo labronico nel pomeriggio e una cena in Fortezza Vecchia. Nella prima parte dell’incontro sono state sviluppate relazioni sulle varie proposte (o iniziative in essere) nei vari porti, con “focus” in particolare sulla produzione e utilizzazione dell’energia nelle aree portuali, i cambi climatici legati alle attività portuali (fumi delle navi, scarichi dei mezzi di banchina, etc.) e le proposte concrete per ridurre le emissioni GHG, compresa la dotazione delle banchine più frequentate di prese elettriche per alimentare i consumi delle navi facendo loro spegnere i generatori di bordo (che causa spesso le peggiori emissioni).

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