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Il Tar di Firenze boccia l’Authority sull’esproprio di aree private portuali

LIVORNO – Una sentenza del Tar della Toscana ridisegna quella parte del porto che, tra il Marchi Terminal e le aree adiacenti in concessione, sono utilizzate da tempo dalla impresa Scotto, appartenente alla galassia NGI dell’imprenditore portuale Giorgio Neri e dei suoi soci.[hidepost]

A intervenire sulla variante al regolamento urbanistico del Comune, che per richiesta dell’Autorità portuale e con l’approvazione della Regione, aveva posto un vincolo d’esproprio a un’area del porto di proprietà privata della NGI è stata la sentenza del Tar di Firenze (n. 289/2017) pubblicata alla fine della settimana scorsa. Il Tar, presidente Armando Pozzi, consiglieri Bernardo Massari e Gianluca Bellucci, ha annullato il vincolo espropriativo in questione condannando anche Comune e Autorità portuale a pagare alla ricorrente circa 6 mila euro a titolo di spese di giudizio. Nessun onere per la Regione, che prudentemente non aveva preso parte al giudizio del Tar.

La tesi sostenuta dal Comune e dall’Autorità portuale sulla necessità dell’esproprio dell’area privata NGI era che il provvedimento fosse funzionale a razionalizzare le destinazioni d’uso del territorio portuale. Tesi contestata dalla difesa di Scotto e NGI, composta dagli avvocati Luciano Canepa, Roberto Righi, Alberto Morbidelli e Andrea Pontenari, secondo i quali l’esproprio non avrebbe comportato alcun specifico miglioramento della accessibilità ed operatività delle banchine; e specialmente perché l’esproprio non sarebbe necessario in quanto non sussiste inconciliabilità tra quanto viene svolto dal privato proprietario su quelle aree rispetto alla destinazione d’uso della pianificazione.

Entrambe le tesi sostenute dalla difesa sono state accolte dal Tar. In altre parole – sembra essere il senso della sentenza dei giudici di Firenze – non ha senso espropriare delle aree portuali per realizzare una zonizzazione del porto quando la stessa zonizzazione è già stata realizzata direttamente dal privato che ha su quell’area una concessione demaniale a lunga scadenza; concessione tra l’altro data dall’Autorità portuale in modo pienamente corrispondente alla riorganizzazione funzionale del porto.

C’è da chiedersi adesso se l’Autorità portuale accetterà o meno la sentenza senza ulteriori gradi di giudizio, accettando di ridisegnare l’uso di quella parte del porto che intendeva espropriare. Tra i mille problemi che il nuovo presidente Corsini troverà sul suo tavolo, c’è anche questo, non minimale nei riflessi che potrebbe avere anche su altre aree portuali.

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Pubblicato il
1 Marzo 2017
Ultima modifica
4 Marzo 2017 - ora: 10:45

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