Gli indicatori dei traffici 2010 puntano tutti sulla crescita

A Londra si ipotizza un incremento del 19% in export e del 25% in import – I sistemi logistici alla base del successo in arrivo per alcuni porti – I cinesi preparano nuovi giganti del mareLONDRA – Secondo i dati raccolti da  European Liner Affairs Association lo “schiacciasassi” dell’export che fa capo alle Tigri Asiatiche si è rimesso in moto. Gli ultimi elementi ufficiali raccolti dall’associazione confermano che nello scorso dicembre i traffici containers dall’Asia all’Europa hanno raggiunto 1 milione e 105.195 teu, con una crescita del 2,5% rispetto al mese precedente. C’è chi frena i primi entusiasmi sottolineando che in genere dicembre comporta più traffici in vista delle feste di fine anno, ma i conteggi confermano una tendenza alla crescita che va oltre il contingente.
Ancora più significativo l’incremento registrato sui traffici tra Europa ed Asia: ben il 47% di crescita, anche se i valori assoluti restano più bassi (+ 543.280 teu) perché l’export verso i paesi asiatici non pareggia in volumi l’import.
Il centro studi britannico Mds Transmodal si è spinto a ipotizzare, sulla base dei parametri economico-produttivi a sua disposizione, anche i volumi in export ed import che dovrebbero caratterizzare questo 2010.  L’export in Teu dovrebbe sfiorare i 32 milioni di unità con un incremento del 19% rispetto al 2009, mentre per l’import è previsto un incremento del 25% con 12,4 milioni di Teu. Che l’orizzonte volga al sereno lo confermano anche gli orgogliosi annunci dei cantieri cinesi, che ipotizzano l’avvio della costruzione di alcune delle più grandi full-containers mai progettate al mondo: navi che riproporranno (come un tempo per le superpetroliere da 500 mila tonnellate ed oltre) i problemi legati all’attraversamento degli stretti e specialmente del pescaggio nei porti del Mediterraneo.
Sono canti di sirene o previsioni attendibili, quelle sulla ripresa? A fronte di un 2009 “orribile” (il solo porto di Amburgo nell’anno in questione ha perso il 21,4% dei traffici, e la media nei porti italiani è stata di una perdita intorno al 18/22%)  tutti gli indicatori parlano di una ripresa “sostanziosa” nell’anno in corso, anche se ne usufruiranno specialmente quei porti che nel frattempo avranno investito in strutture e specialmente avranno migliorato i transit-time delle merci e i collegamenti con le reti logistiche nazionali ed internazionali. Un elemento questo che non sembra giocare particolarmente a favore dei porti italiani, quasi tutti impelagati nell’inutile (ad oggi) attesa di una riforma della legge 84/94 che più di portare risorse si sperava portasse snellimenti e chiarimenti procedurali per far funzionare le Port Authorities.

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