Dalle imprese di Assiterminal tre le richieste al governo

Un consiglio direttivo a Livorno anche per visitare lo scalo – Riduzione delle accise sui carburanti nei servizi portuali, un taglio di 5 punti sui costi e stabilizzazione del mercato non solo per 3 anni come proposto dal DDL sulla riforma

(Da sinistra) Alessandro Giannini e Federico Barbera

LIVORNO – Com’è noto, dall’inizio dell’anno anche Uniport – che a Livorno è particolarmente rappresentata – è formalmente conferita in Assiterminal. E nei giorni scorsi nel primo consiglio direttivo di quest’ultima associazione a Livorno, consiglio che da qualche tempo è itinerante nei principali porti d’Italia (si sono svolte sessioni oltre che a Genova anche a Bari, Venezia e Napoli), il presidente nazionale Alessandro Giannini e il presidente Uniport Federico Barbera (che è entrato nel consiglio direttivo di Assiterminal) hanno incontrato il presidente della Port Authority labronica Roberto Piccini e visitato il porto stesso con l’intero consiglio. Valutandone positivamente le potenzialità – ha detto poi alla stampa Giannini – ma anche prendendo atto delle sue criticità, in particolare fondali e difficoltà d’ingresso per le portacontenitori delle nuove generazioni.

“Ma gli sviluppi previsti grazie alla Piattaforma Europa – ha detto in una conferenza stampa lo stesso Giannini – sembrano confermare che Livorno avrà un futuro importante nel sistema dei grandi porti per contenitori del Tirreno, complementare come peraltro è già oggi con gli scali liguri che le grandi compagnie toccano e continueranno a toccare insieme a Livorno”. Sempre che – è stato sottinteso – la piattaforma Europa non rimanga un mero sogno nel cassetto.

Sia Giannini che Barbera, parlando più tardi alla stampa, hanno allargato la visione della portualità italiana non solo allo stato dell’arte ma anche ai temi più attuali: in particolare alla bozza di DDL della riforma della legge 84/94, tema di cui si era parlato a lungo anche nella mattinata di lunedì a Villa Letizia alla presenza del ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli.

Proprio sulla riforma, Giannini ha voluto essere molto chiaro: i terminalisti sono consapevoli perché partecipi – ha detto – che c’è un lungo lavoro alla base delle tante bozze di legge presentate e discusse nelle varie commissioni, ed oggi solo parzialmente recepite dal DDL governativo. La speranza è che quel lavoro e in particolare i suggerimenti del comparto dei terminalisti non vengano ignorati; rappresentando Assiterminal aziende con ben 5 mila dipendenti ed essendo delegata anche alla formulazione dei contratti e a tutto quanto attiene alla sicurezza del lavoro portuale.

Scontata la delusione che la riforma non sembra aver sbloccato la tanto sospirata autonomia finanziaria delle Autorità Portuali, Assiterminal ha ricordato che la crisi dei traffici internazionali ha colpito duro proprio in particolare i terminalisti, che a differenza del comparto industriale non possono contare su ammortizzatori sociali e supporti dello Stato per i dipendenti. Da qui la richiesta di tre interventi dello Stato che sarebbero di fatto “solo una mera dimostrazione di attenzione” nei confronti del comparto. Gli interventi richiesti allo Stato in pratica sono concentrati su una riduzione delle accise sui prodotti petroliferi che vengono consumati sui porti (riduzione peraltro attuata e in alcuni casi addirittura decisa fino a un abbattimento totale in quasi tutti i paesi europei) e su un taglio di 5 punti per tre anni sugli oneri fiscali dei terminal stessi, che porterebbero a un risparmio di circa 40 milioni di euro: interventi peraltro assai minori di quelli che lo Stato ha varato per l’autotrasporto, che valgono alcune centinaia di milioni di euro. La contropartita proposta dai terminalisti è che nelle aziende associate non verrebbe licenziato nessuno. Ma il dibattito con il governo – hanno ammesso sia Giannini che Barbera – è tutt’altro che avviato a soluzione.

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