Ora serpeggia quel timore del serpe in seno

LIVORNO – L’avevamo scritto due settimane fa: il “Livorno Reefer” ritarda l’apertura in attesa della formalizzazione dell’ingresso nella società di due importanti operatori: l’immobiliarista livornese Rodolfo Cagliata e il gruppo Orsero che già opera a Vado Ligure con gli ortofrutticoli di importazione. 

Ora l’operazione si è perfezionata e hanno ridotto le proprie quote la Compagnia portuali (che è scesa al 25% dal precedente 51%) e gli spedizionieri che fanno capo alla Sar (al 25% dopo che erano al 36%, avendo anch’essi perduto per strada qualche socio). Esce anche Baccini, il più grande operatore toscano dell’ortofrutta, che attualmente lavora nell’interporto di Guasticce ed ha deciso di porsi come semplice cliente del “Livorno Reefer” invece che socio, puntando a una struttura tutta sua al “Vespucci” di Guasticce. Stessa scelta, peraltro, fatta già alcuni mesi fa dalla Dole internazionale, che ha rifiutato di diventare socio e si appresta a trasferire semplicemente il proprio traffico dalla banchina Alto Fondale al terminal in area Da Vinci.

Lunga, difficile e contrastata la storia del “Livorno Reefer”, anche prima dei nuovi passaggi di proprietà, rimane una realtà non senza incognite. Era nato, il “reefer” come un ennesimo colpo d’ala della Compagnia portuali con a capo Gabriele Gargiulo e con Italo Piccini a far da garante con le banche. Anche gli spedizionieri hanno vissuto fasi alterne. E adesso che il 50% del Reefer livornese è passato in mano a due soci pesanti, ma con interessi pressoché contrapposti – cioè Cagliata e Orsero – ci si interroga sulle strategie.

Intanto una considerazione sui numeri: il “Livorno Reefer” per raggiungere il pareggio deve movimentare almeno 200 mila tonnellate di ortofrutticoli all’anno, ma al momento può contare sulle 80/100 mila della Dole e circa 20 mila di Baccini. Il resto dovrebbe venire da Orsero per far pari: ma Orsero proprio nelle recenti fiere di Perpignan e Berlino ha annunciato un forte potenziamento del suo terminal di Vado e un nuovo terminal a Sete, di cui è proprietario al 100%, pronto per l’anno prossimo. E allora che senso ha il 25% del “Livorno Reefer”? Qualcuno ipotizza che sia più che altro una partecipazione di … controllo, e non certo per l’espansione.

E Cagliata? Quella del livornese immobiliarista sempre anch’essa un’operazione mirata a ben altro. Da anni Cagliata punta a collegare le sue aree della “Colmatina” con un ponte sopra la strada per Tirrenia che le valorizzi e gli consenta anche di evolverle con una specie di distri-park a servizio di tutto il canale industriale sponda sud. Adesso, diventando co-proprietario del “Livorno Reefer” potrebbe avere finalmente il nulla osta – e anche l’area – per realizzare il sospirato ponte e utilizzare i suoi terreni per lo stoccaggio delle auto allo sbarco. In sostanza: in cambio di un pacco di soldi che servono ad alleggerire i leasing tutt’altro che comodi del “Livorno Reefer”, i portuali starebbero rischiando di mettersi in casa due concorrenti? Un tempo si diceva: allevarsi il serpe in seno. Il dubbio serpeggia – appunto – e i più preoccupati sembrano i soci minori, cioè gli spedizionieri, che pure erano partiti con tanto entusiasmo due anni fa…

Antonio Fulvi


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