Il mare alza la voce sui veleni

ROMA – Ora basta: il mare deve alzare e far sentire la propria la voce. Venerdì scorso, nella sede di Marevivo, si è detto che la vicenda della piattaforma della Bp in Louisiana – ultimo, ma solo in ordine di tempo, attentato all’ecosistema – impone una forte presa di posizione a livello globale.

Marevivo, a 25 anni dalla sua nascita e dopo un quarto di secolo di battaglie e impegno a fianco del mare e delle sue creature, invita tutti a combattere l’indifferenza con una manifestazione a Roma, ma anche e soprattutto con un appello alla Comunità Internazionale per la convocazione di un Summit mondiale sul Mare.

Occuparsi di mutamenti climatici solo con un’attenzione sulle emissioni in atmosfera – dice Rosalba Giugni, presidente di Marevivo – è infatti riduttivo, parziale e rischia di far fallire gli obiettivi, primi fra tutti quelli del “20.20.20”. E’ arrivato il momento in cui i Grandi della Terra inizino ad affrontare seriamente anche il problema del mare. Di un ecosistema sfruttato indiscriminatamente che rappresenta il polmone del pianeta agendo da tampone sulla concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera: gli oceani assorbono, infatti, fino al 30% della Co2.

Se n’è parlato con esperti e studiosi nella conferenza stampa che è seguita la manifestazione di venerdì, occasione anche per lanciare la nuova campagna di Marevivo “Chi avvelena il Mare uccide il pianeta – Poisoning the sea is killing the planet” (realizzata grazie al sostegno della McCann Erickson ed in collaborazione con il Cobat), accompagnata dall’appello per la convocazione del Summit, sostenuto anche dal CoNISMa (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare).

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