Le Capitanerie e il Welfare dei marittimi

Il comandante Raimondo Pollastrini ed il cardinale Angelo Bagnasco

ROMA – In un convegno internazionale sul welfare dei marittimi a Palazzo Carpegna il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato anche dell’opera delle Capitanerie sul tema. Ecco alcuni estratti dell’intervento del cardinale.

Nei lavori di questo convegno avete dimostrato un’attenzione particolare all’uomo del mare. Mi compiaccio per come l’attenzione dello shipping, normalmente focalizzata sulle infrastrutture e l’economia del mondo marittimo, si sia spostata sui marittimi ossia sulle persone per restituire loro la dignità perduta a causa dell’abbandono da parte di armatori senza scrupoli. Questo Dossier prodotto dal Comitato Nazionale per il Welfare della Gente di Mare in collaborazione con l’Apostolato del Mare/Migrantes è un serio studio che intende porre le basi per un’accoglienza, in Italia, dei marittimi abbandonati nei porti. Tutto il cluster marittimo insieme alle città portuali pone le basi giuridiche, economiche, sociologiche e logistiche per rimediare alle ingiustizie inflitte a queste persone e alle loro famiglie lontane che, senza colpa alcuna, sono private, per mesi e a volte anni, del conforto dei propri familiari e del giusto sostentamento economico che è il solo motivo per cui hanno scelto la via del mare.

Nel complimentarmi con i rappresentanti delle varie istituzioni internazionali qui presenti per il loro impegno nel promuovere “il welfare” ossia il “benessere” della gente di mare nel mondo intero sento di dover sottolineare il ruolo essenziale del Comando Generale delle Capitanerie di Porto che ha lo scopo primario del soccorso e della salvaguardia della vita umana in mare. Tale impegno istituzionale, da sempre, è stato vissuto dal Corpo nella sua accezione più estesa di accoglienza e custodia della dignità umana dei marittimi che quotidianamente approccia.

Questa servizio si affianca, frequentemente, a quello della Chiesa nei porti italiani attraverso l’assistenza dei marittimi nei molti centri Stella Maris dell’Opera dell’Apostolato del Mare. La fragilità delle soste brevi, dei lunghi mesi di navigazione, delle difficoltà di scendere a terra, di contattare la famiglia o vivere la quotidianità della propria fede religiosa sono sanate da tanti volontari che, quotidianamente, visitano gli equipaggi sulla nave o accolgono i marittimi nei Centri per dare loro una “casa lontano da casa”.

Questa collaborazione quasi connaturale tra la Chiesa e il Corpo delle Capitanerie di Porto, in questi ultimi anni, si è maggiormente rafforzata attraverso la lodevole iniziativa di anticipare, di fatto, quanto auspicato nelle Convenzioni internazionali dell’ILO attraverso la promozione e la costituzione del Comitato Nazionale per il Welfare della Gente di Mare e la nascita di tanti Comitati Locali che esprimono la volontà comune, del cluster marittimo insieme alle città portuali, di scoprire “con occhi nuovi” queste presenze di oltre 5 milioni di transiti di marittimi che “sfiorano” le nostre coste come una sorta di “cittadini a ore”.

Voglio sottolineare la caparbietà del Comandante Generale delle Capitanerie l’ammiraglio capo Raimondo Pollastrini, nel perseguire e raggiungere questo obiettivo impegnandosi in prima persona, insieme a tutto il suo personale, profondamente convinto dell’importanza strategica di questi organismi di coordinamento del welfare marittimo nei porti.

La particolare fragilità di questo “popolo”, oggi più volte sottolineata da questa compente assemblea, spinge il cuore della Chiesa ad una materna attenzione verso quanti possiamo incontrare solo salendo sulle navi o condividendo la loro vita come fanno i nostri cappellani di bordo nei lunghi mesi d’imbarco nel generoso servizio interamente dedicato agli equipaggi loro affidatigli.

La complessità dei problemi e la maggiore considerazione che dobbiamo prestare al mondo marittimo ci spinge ad una migliore cooperazione strutturalmente coordinata e operativa con il Comando Generale delle Capitanerie di Porto per rafforzare i rapporti istituzionali e incrementare la collaborazione “di fatto” che sino ad oggi è stata dimostrata.

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