Strategie e rivoluzioni difficili

Enzo Raugei

LIVORNO – Mai come questa volta le elezioni per i vertici della Compagnia lavoratori portuali sono sotto osservazione anche al di fuori dell’ambiente strettamente di banchina. Per una serie di motivi. Il primo è che dopo quasi mezzo secolo non c’è più in lista il carismatico nome di Italo Piccini: che nelle precedenti elezioni fu riconfermato solo nel ballottaggio, ma che oggi probabilmente passerebbe a mani basse perché (come spesso accade) gli vengono riconosciute solo adesso che non c’è più quelle doti strategiche spesso contestate negli ultimi tempi. Libero il posto di Piccini nel consiglio direttivo della Compagnia – e per occuparlo sono stati scomodati nomi eccellenti, come Maurizio Colombai della Cgil e Monica Bellandi nel frattempo rientrata alla direzione del TDT – non è detto tuttavia che anche i cinque consiglieri uscenti saranno riconfermati in blocco; perché c’è del bolleggiume, come si dice a Livorno, anche se fino a due giorni fa non organizzato né strutturato. Ci sta tutto: la riconferma in blocco o una mezza rivoluzione, caldeggiata quest’ultima da coloro che non hanno gradito gli sviluppi del braccio di ferro con il socio Contship nel TDT.

Poi c’è, anche se sottopelle, il tentativo del Pd livornese di rafforzare la propria posizione all’interno del consiglio della Compagnia con una designazione “diretta”, quella del ventottenne Fulvio Franchini, che in questo modo sbarrerebbe la strada a Colombai, gradito invece dall’estabilishmen della stessa Compagnia. E’ stato scritto che Franchini gode dell’appoggio anche di Roberto Piccini e del sindaco Alessandro Cosimi, che vorrebbero un “microfono” dentro la Compagnia più raccordato con loro del buon Raugei.

Nel caso tuttavia della rivoluzione, cioè di un rinnovamento più o meno spinto dell’attuale consiglio, le incognite sembrano maggiori delle aperture a nuovi voli: perché il consiglio uscente può anche aver registrato qualche caduta, ma alla fine di carne al fuoco ne ha messa parecchia sia pure tra i mugugni di chi non è mai contento. Il recente varo della “Carta dei valori” è tutt’altro che aria fritta, se alle buone intenzioni farà seguito una corretta applicazione: che dipende ovviamente non solo da chi comanda ma anche da chi obbedisce (o dovrebbe obbedire).

C’è un indubbio elemento di sofferenza che complica queste elezioni: ed è la situazione finanziaria del gruppo. Situazione pesante, che le alchimie di bilancio probabilmente non riescono a nascondere. Ma nel mondo d’oggi dei porti e dello shipping, anche un orbo è Re, come dice il vecchio proverbio. La Compagnia mantiene saldamente un buon capitale immobiliare e non si è affatto seduta, ma sta rilanciando con iniziative forti (Reefer, magazzini, centrale a biomasse, etc.): tanto che qualcuno, un po’ carognescamente, sottolinea che i portuali livornesi sanno far meglio gli imprenditori che lavorare in banchina. Non esageriamo. Ma da queste elezioni potrebbe uscire un segnale importante di innovazione anche confermando gli stessi dirigenti. Perché francamente di grandi strateghi alternativi non sembra ne stiano emergendo dalla massa dei soci. O no?

A.F.

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