Fedespedi e logistica

Un significativo studio del Centro Ricerche dell’Università LIUC

Piero Lazzeri

MILANO – Un fatturato generato pari a 6,5 miliardi di euro (di cui 1,3 miliardi di valore aggiunto) corrispondente al 30% del fatturato logistico nazionale. E ancora, 1.500 imprese di servizi logistici di cui il 60% nella sola provincia di Milano e circa il 30% del totale nazionale degli spazi in uso agli operatori logistici.

Sono questi alcuni dei numeri della Regione Logistica Milanese (province di Milano, Bergamo, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, Varese, Como, e, oltre i confini amministrativi, Novara e Piacenza), emersi dallo studio realizzato dal professor Fabrizio Dallari – direttore del Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università LIUC di Castellanza – presentato in occasione dell’assemblea generale 2010 di Fedespedi – Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali tenutasi a Milano presso il Museo Diocesano.

Più in particolare lo studio, riguardante il mondo dell’offerta dei servizi logistici su scala internazionale, ha evidenziato come la Regione Logistica Milanese sia il crocevia più importante del sistema italiano delle relazioni economiche internazionali, connettendo attraverso i principali gateway europei, il Nord Italia con i più importanti mercati mondiali.

Un significativo studio del Centro Ricerche dell’Università LIUC

Piero Lazzeri

MILANO – Un fatturato generato pari a 6,5 miliardi di euro (di cui 1,3 miliardi di valore aggiunto) corrispondente al 30% del fatturato logistico nazionale. E ancora, 1.500 imprese di servizi logistici di cui il 60% nella sola provincia di Milano e circa il 30% del totale nazionale degli spazi in uso agli operatori logistici.

Sono questi alcuni dei numeri della Regione Logistica Milanese (province di Milano, Bergamo, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, Varese, Como, e, oltre i confini amministrativi, Novara e Piacenza), emersi dallo studio realizzato dal professor Fabrizio Dallari – direttore del Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università LIUC di Castellanza – presentato in occasione dell’assemblea generale 2010 di Fedespedi – Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali tenutasi a Milano presso il Museo Diocesano.

Più in particolare lo studio, riguardante il mondo dell’offerta dei servizi logistici su scala internazionale, ha evidenziato come la Regione Logistica Milanese sia il crocevia più importante del sistema italiano delle relazioni economiche internazionali, connettendo attraverso i principali gateway europei, il Nord Italia con i più importanti mercati mondiali.

Per quanto riguarda la dotazione di strutture logistiche oltre il 90% delle superfici si concentra entro un raggio di 45 km dal centro di Milano (338 magazzini di operatori che offrono servizi logistici in conto terzi, 34 centri di distribuzione di beni di largo consumo e 16 piattaforme intermodali).

Dal punto di vista della caratterizzazione dei flussi l’indagine, realizzata su un campione significativo di “orchestratori” (questo il nome degli operatori logistici in virtù del loro ruolo di coordinamento tra i vari soggetti coinvolti in una spedizione internazionale) ha evidenziato il ruolo centrale dell’hub Malpensa come gateway per l’air cargo (62%) e del sistema dei porti liguri per il trasporto merci marittimo (Genova 38%, La Spezia 26%).

La misurazione e la rappresentazione dei flussi logistici internazionali che insistono sulla Regione Logistica Milanese è stato il punto di partenza della sessione pubblica dell’assemblea Fedespedi 2010 (“Per un nuovo piano della Logistica: il modello virtuoso della Lombardia può diventare il modello Italia?”) focalizzata quest’anno sul tema della logistica quale strumento per accrescere la competitività del sistema paese.

Tra gli intervenuti in assemblea, oltre a Bartolomeo Giachino – sottosegretario ministero Infrastrutture e Trasporti, Rocco Giordano – presidente Comitato Scientifico Consulta Generale per l’Autotrasporto e la Logistica, Fausto Forti – presidente di Confetra e Fabrizio Dallari – direttore del Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università LIUC di Castellanza.

Nel corso dell’assemblea Piero Lazzeri – presidente di Fedespedi – ha richiesto al Governo una particolare attenzione al tema delle regole e dell’efficienza dei servizi nella stesura del nuovo Piano Generale della Logistica, strumento fondamentale per accrescere la competitività del sistema paese e attrarre nuovi flussi di traffico merci.

Al centro della relazione del presidente Piero Lazzeri l’importanza delle attività logistiche per la valorizzazione dell’intero sistema paese, oggi penalizzato nei confronti dei competitors internazionali oltre che per la carenza di infrastrutture, soprattutto di tipo connettivo tra i principali porti di valenza internazionale e i retro porti e i mercati di destino, anche per la scarsa attenzione riposta al tema dei servizi e delle regole, determinante per il rilancio del Sistema Logistico del nostro Paese e, con esso, la ripresa economica attesa.

Il nuovo Piano Generale della Logistica, nella prospettiva degli spedizionieri, dovrà essere un documento composito contenente le istanze di tutte le realtà imprenditoriali del comparto, con interventi calibrati non solo nel settore delle infrastrutture ma anche in quello delle regole e dei servizi.

L’obiettivo, ripreso dagli spedizionieri e in più occasioni già evidenziato dal sottosegretario Bartolomeo Giachino, deve essere pertanto quello di consentire al settore logistico di poter contribuire dello 0,5% sul tasso di crescita del PIL in dieci anni, con una quota aggiuntiva di circa 7 miliardi di euro.

“L’Europa va a due velocità – ha affermato Piero Lazzeri – non solo perché negli altri paesi sono state compiute scelte di investimento prima che in Italia, ma forse anche perché in altri Paesi europei le normative in vigore sono interpretate più in senso business oriented”.

“La mancanza di consapevolezza negli ultimi venti anni di quello che sarebbe stato o poteva essere il ruolo delle attività logistiche nel nostro Paese – ha proseguito Piero Lazzeri – ha fatto sì che l’Italia oggi soffra di un gap culturale – prima ancora che infrastrutturale – nel settore che ne ha depotenziato fortemente le immense possibilità di sviluppo”.

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