Gallanti, “habemus papam”

Molti distinguo e una coda di polemiche politiche non cambiano la scelta – Tutto da rifare invece per i porti del sud sulle “terne”

Giuliano Gallanti

LIVORNO – Invece dei famigerati ludi “cartacei” ci sono stati quelli verbali, ma il significato non è molto diverso: sulla vicenda Gallanti,  tutta la procedura formale dei dibattiti, dei distinguo, delle critiche e delle accuse, non cambia né potrà cambiare il fatto che la sua prossima nomina a presidente della Port Authority labronica è già stata decisa “là dove si puote ciò che si vuole”. In questo caso, tra il ministro Matteoli e il presidente della Regione Toscana Rossi. Le guerricciole sono semmai di retroguardia: chi inserirà nella seconda “terna” il nome di Gallanti (formalmente parlando e con parecchia ipocrisia, tutte le istituzioni con diritto alla terna sono ancora fortemente schierate sulla riconferma di Piccini: e sempre formalmente, lo invitano a far ricorso al Tar per la seconda volta, cosa che in privato invece sconsigliano) mentre invece la vera contrattazione si sta adesso spostando sul nome del segretario generale. Il consiglio comunale di Livorno si è risolto quasi in una rissa anche all’interno della stessa maggioranza, ma senza cambiare la sostanza che Gallanti è ormai avviato alla presidenza. Per gli altri, è semplice cornice: appunto, di “ludi verbali”.

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