Taranto alla resa dei conti dopo la fuga di Evergreen

Incontri a tutti i livelli e impegni delle istituzioni: ma occorre il miracolo di fare in tre anni quanto non è stato fatto in quindici – I temi sul tappeto

Sergio Prete

TARANTO – Ha avuto l’onestà intellettuale di dichiararlo anche all’Ansa, alla vigilia del vertice di Roma di mercoledì sui problemi urgenti del porto. “Dobbiamo fare in tre anni – ha detto – quello che non è stato fatto in quindici”. La battuta è dell’assessore regionale della Puglia Guglielmo Minervini, che con il sindaco di Taranto Ippano Stefano e il presidente della Port Authority Sergio Prete sta cercando di riannodare i fili di uno sviluppo del porto duramente recisi da Evergreen, che dopo anni di promesse mai mantenute ha tagliato il nodo gordiano e si è trasferita al Pireo. Trascinandosi dietro uno dei più grandi terminalisti mondiali, Hutchinson Wampoa, che aveva sperato di poter investire su Taranto come terminale numero uno del sud Europa.

Adesso che i buoi sono scappati, le istituzioni cercano di chiudere la stalla, con riunioni regionali e nazionali: con promesse di velocizzare iniziative mai maturate, persino con l’annunciato finanziamento (9 milioni) per una vasca di colmata di cui si parla da dieci e più anni.

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