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Una speranza: velocizzare la burocrazia

LIVORNO – Un anno fa quasi non se ne parlava, almeno a livello di diffusione giornalistica. Poi improvvisamente l’Europa s’è messa a correre sull’LNG per uso navale.
[hidepost]Oddio, a correre è un po’ eccessivo: le indicazioni pre-legislative al momento parlano di una rete di rifornimenti lungo le direttrici TEN-T da varare entro il 2020 e sul mare anche più in là. Però almeno si è ufficializzato il concetto che tra i carburanti alternativi a quelli di derivazione del petrolio il gas LNG diventerà probabilmente il più diffuso: sia per motivi di costi (gli attuali carburanti navali a tasso sempre più basso di zolfo costano una tombola) sia per il rispetto dell’ambiente. E il gas, questo gas, per di più non manca: ci arriva dai gasdotti dalla Russia (e qui magari qualche problemino può nascere) ma anche dalla sponda nord dell’Africa, dall’Olanda e specialmente può arrivare dal mercato libero sui rigassificatori costieri ed offshore.
E qui, come al solito in Italia, rischia di cascare l’asino. Perché del programma di rigassificatori costieri italiani, meno della metà è stato realizzato: e anche tra quelli che sono arrivati a operare – spesso con ritardi che gridano vendetta dal Cielo, come i dieci anni per la piattaforma offshore della OLT livornese – ci sono ancora tali e tante limitazioni operative che il loro utilizzo commerciale viene più volte messo in forse.
I due giorni di conferenza che si tengono da domani a Roma potranno – si spera – chiarire anche gli aspetti ancora poco chiari e dare un’accelerata. Per esempio la piattaforma offshore al largo di Livorno non è ancora autorizzata a scaricare navi gasiere con portata superiore a 138 mila mc, che invece sono ormai la maggioranza in giro per il mondo. C’è di più: con pochi lavori (ovviamente da autorizzare: sperando che non occorrano altri dieci anni) la piattaforma livornese potrebbe far attraccare anche gasiere-feeder, per ridistribuire il gas LNG ai porti del Tirreno che volessero predisporre depositi del suddetto carburante per le navi. C’è tutto un mondo in movimento, con investimenti milionari, con nuovi posti di lavoro e con un importante vantaggio per l’ambiente visto il drastico calo delle emissioni dannose con l’uso dell’LNG. Rimane l’incognita della lentezza con cui l’Italia accetta i cambiamenti tecnologici e ci legifera sopra. Sperando, una volta tanto, di sbagliarci…
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
9 Aprile 2014

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