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La sconfitta dei TIR italiani

ROMA – 72 tir coinvolti in incidenti; 24 tir sbandati, ribaltati, finiti fuori strada alcuni con perdita del carico (polli, verdura ecc…), 7 mezzi pesanti in fiamme, 1 esploso (trasportava un carico di whiskey). Non si tratta del bilancio di un’avanzata militare. E’ il bollettino di un mese di ordinaria follia sulle strade italiane.
[hidepost]Secondo Trasportounito, che sta mettendo a punto un dossier denuncia sulla pericolosità dei trasporti, le strade e le autostrade italiane si stanno trasformando in veri e propri campi minati, dove scorrazzano mezzi in gran parte usurati, con dotazioni di sicurezza insufficienti, con pneumatici che hanno perso qualsiasi efficacia nel contatto con l’asfalto e con conducenti spesso del tutto de-professionalizzati e sempre più di frequente provenienti o da paesi extracomunitari o da paesi Ue caratterizzati da normative che eufemisticamente si potrebbero definire più elastiche.
“Ciascuno di noi – denuncia Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito – viaggiando sulla rete autostradale e stradale italiana, deve sapere che la sua vita è seriamente messa a repentaglio da quella che è ormai una destrutturazione selvaggia dell’autotrasporto”.
Considerato sino a una ventina di anni fa all’avanguardia in Europa, anche per la dotazione di flotte di camion modernissimi e per l’utilizzo di personale e autisti di provata professionalità ed esperienza, l’autotrasporto italiano – prosegue Longo – è oggi morto. Le aziende sottoposte, in un mercato privo di regole e specialmente caratterizzato dall’assenza di controlli adeguati, a una pressione crescente sui prezzi e soffocate da una lievitazione dei prezzi, sopravvivono solo se operano nell’area grigia. Quella in cui i compromessi con la sicurezza, con i veri tempi di guida, con le dotazioni tecniche di seconda mano, sono la regola.
Con il fallimento delle aziende storiche di autotrasporto, o la fuga all’estero di grandi gruppi che oggi utilizzano come autisti personale spesso dequalificato disposto a sfruttare ogni opportunità di violazione delle norme sui tempi di guida o sulla sicurezza, le strade italiane sono diventate terra di nessuno.
“La strategia degli aiuti finanziari al settore che si riducono a una mancia sul pieno di benzina se suddivisi fra il parco mezzi circolante – conclude Longo – si è rivelata un fallimento, così come le misure poste in essere negli ultimi anni, di cui Trasportounito aveva denunciato l’inefficacia, l’inutilità e la pericolosità”.
Oggi qualcuno deve assumersi la responsabilità della bomba sociale, economia e specialmente delle vite umane che vengono ogni mese falciate dai Tir e individuare chi e come ha consentito che, in un paese che trasporta su strada e su gomma l’80% delle merci circolanti, questo settore venisse balcanizzato sino ad annientarlo e renderlo nella migliore delle ipotesi preda di una concorrenza senza limiti né morale; nella peggiore delle ipotesi, e il governo con la magistratura lo sanno perfettamente, schiavo e strumento della criminalità organizzata.

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Pubblicato il
4 Marzo 2015

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