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Discusse le linee guida di Espo sul Libro Bianco trasporti UE

L’attualità degli indirizzi europei sulla ricaduta delle reti TEN-T nei terminal e la lentezza della crescita dell’intermodale – La riforma italiana nel quadro europeo – Le emissioni

Giuliano Gallanti

BRUXELLES – Di riforme siamo pieni, almeno negli annunci. E di riforme portuali, a livello d’Europa, si è parlato due giorni fa anche nella capitale europea nella riunione di Espo (European Sea Ports Organisation), l’associazione dei porti della UE che da almeno un paio d’anni spinge per l’applicazione – con gli opportuni correttivi – del Libro Bianco sui trasporti. Il dibattito è anche sull’opportunità di adeguamenti al documento strategico che è stato emesso nel 2011 e sul quale stanno piombando, con effetti a volte positivi a volte meno, le varie iniziative dei singoli stati europei, come quella italiana della riforma della legge 84/94.
[hidepost]Sono ancora valide le linee del 2011? Con i volumi di traffico che crescono con andamento altalenante, con il gigantismo navale che sembra anch’esso continuare sia pure con qualche fase di “stanca”, con il costo del fuel ai minimi storici che pone interrogativi sui carburanti alternativi, le domande sono state molte. Comunque da Espo sembra essere uscita – riferisce l’avvocato Giuliano Gallanti che ha partecipato da commissario di Livorno ma che è stato a suo tempo anche al vertice dell’associazione europea – una sostanziale conferma alla visione principale del Libro Bianco 2011, specie nell’ambizioso obiettivo di ridurre progressivamente del 60% le emissioni dei gas serra. Continuano ad esserci perplessità sul fatto che la spinta all’intermodale non proceda in molti governi europei come si vorrebbe. Il problema di fondo rimane l’armonizzazione delle politiche nazionali dei paesi rispetto alle linee guida europee. E qui si è entrati anche nel dettaglio della riforma Madia della portualità italiana, che sembra in rotta di collisione con gli indirizzi della UE. Anche se il collegato sulle reti TEN-T approvato nel 2013 non ha ancora chiarito completamente – è stato detto “qual è davvero il valore aggiunto di un porto comprehensive nella rete rispetto agli altri”. Si è tornati a parlare dell’armonizzazione dei sistemi informatici, delle pratiche di sdoganamento delle merci e dei finanziamenti statali ai porti. Un quadro generale che sarà chiarito a breve anche da una presa di posizione comune.
A.F.

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Pubblicato il
27 Febbraio 2016

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