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Sulla riforma c’è chi apprezza purché si corra

ROMA – E’ di moda parlare di andamento carsico. Ovvero di un dibattito che a volte sparisce nelle profondità, per poi riapparire e riscomparire. Ma è chiaro che sulla riforma dei porti il processo avviato dal governo non si può fermare. Ci sono opinioni diverse, qualche volta duramente contrarie, altre moderatamente favorevoli. Ma si va avanti.
[hidepost]Due i punti da seguire: la data di convocazione delle commissioni parlamentari di Senato e Camera per la discussione (parere non vincolante) della riforma Madia; e quella della conferenza Stato-Regioni sullo stesso tema. Saranno passaggi determinanti. E non sfugge che su nessuno dei due è stato ancora stabilito un calendario ufficiale.
Intanto però si continua ad analizzare la riforma. Di recente, come abbiamo riferito, se n’è parlato ad Espo a Bruxelles, con la presenza di Assoporti (l’avvocato Giuliano Gallanti ha detto la sua anche come ex presidente proprio di Espo) e non sono mancate le perplessità sul modello italiano che si stacca in parecchi punti dal modello sostenuto dalla UE. A Ravenna è stata la volta del Propeller Club che ha ascoltato i senatori Marco Filippi (Pd) e Bartolomeo Giachino (Forza Italia), il vicepresidente di Assoporti Franco Mariani, il manager di Contship Italia Marco Simonetti per Assiterminal e l’amministratore delegato di Sapir Roberto Rubboli. Il giudizio emerso da Ravenna (riferito in sintesi conclusiva dal presidente del locale Propeller Simone Bassi) è che “lo schema del decreto è sicuramente apprezzabile perché costituisce il primo passo concreto della riforma, ma appare ancora lacunoso”. E si rimanda all’esame delle commissioni e alla conferenza Stato-Regioni il compito dei correttivi, da varare con i decreti di attuazione.
Da Umberto Masucci, presidente nazionale dei Propeller, il plauso per il governo che ha finalmente accelerato l’iter della riforma (“In meno di un anno – ha detto – è stato presentato il piano strategico della portualità e subito dopo il decreto sulla governance, contro i dodici anni di discussioni nelle commissioni parlamentari”). Ora però bisogna correre e non sedersi sugli allori (o sulle spine…). Con tre quarti dei porti commissariati non è un bel lavorare.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
5 Marzo 2016

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