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La Riforma: sculacciare le Regioni?

ROMA – Se dalla periferia della politica italiana la Riforma Delrio sembra il coro dell’Aida (“Partiam, partiam!”, ma nessuno parte dal palcoscenico) dalla capitale si cominciano a mettere alcuni puntini sulle “i”. Fuori di metafora: la Riforma è andata avanti – è stato detto tre giorni fa in ambito incontri al MIT – dove gli adempimenti spettavano al ministero di Delrio e a quello della collega Madia. E allora? Allora il freno a mano tirato è quello delle Regioni. Un giudizio che a quanto pare è condiviso da alcune delle associazioni di categoria che più stanno convolgendosi nella riforma, a partire da Confetra.[hidepost]

Lo stato dell’arte della Riforma, e più in generale della rivoluzione logistica del Paese avrà luogo – come scritto qui a fianco – nel Workshop in preparazione a Livorno per il 5 aprile. Ma intanto viaggiano gli esempi.

Dov’è che le AdSP sono ancora ai ceppi di partenza? Prendiamo la Sicilia: da mesi il governatore Crocetta non riesce a mettere d’accordo i suoi tre porti (Palermo, Augusta e Messina) su quale sarà sede principale (porto “core”) della Regione. E le designazioni già fatte da Delrio dei presidenti (con Pasqualino Monti in pole position per Palermo) sono inchiodate.

In Sardegna sta succedendo lo stesso: Cagliari è in mezzo al guado perché la Regione non trova l’accordo con il ministro. A Gioia Tauro il ministro ha sbloccato l’agenzia del lavoro, con il sollievo di oltre 400 dipendenti: ma sulla presidenza (allargata o meno a Messina?) ancora buio per problemi con le Regioni interessate, il caso Venezia, dove Stefano Corsini era stato designato dal ministro ma ha avuto il “niet” della Regione, è un altro esempio, e così via. Dove invece l’accordo è stato veloce (si veda La Spezia con la dinamica presidente Roncallo, Trieste con D’Agostino, ma anche Ancona e Ravenna e in parte Napoli) la Riforma sta marciando.

C’è ancora molto da fare in parecchi porti, perché i comitati di gestione sono un’altra (preoccupante) possibilità di scontro politico. E proprio per questo, forse non sarebbe male che tutte le associazioni di categoria del cluster marittimo e portuale si mettessero insieme a dare una mano, invece di andare in ordine sparso. E’ solo utopia?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
8 Marzo 2017

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