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Per favore si limitino agli zucchini

LIVORNO – Difficile capire, in tempi come questi, se fanno più danni a chi lavora e produce, le raffiche di missili che solcano i cieli del Mediterraneo orientale, i balletti della politica nazionale aspettando un governo che non arriva, o gli interventi estemporanei dell’Unione Europea sulla logistica, come quello denunciato qui a fianco dal presidente di Assoporti. Della serie: ma sarà mai possibile che ci lascino lavorare in pace? Non basta arrabattarci per tenere mercati difficili, subire a denti stretti le minacce ricorrenti di Bruxelles sugli aumenti dell’Iva e su massacranti “patrimoniali” sulla casa, e resistere alle sirene di chi Bruxelles e le sue fisime vorrebbe mandarle al diavolo, con una Brexit all’italiana?

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Noi non siamo legulei, né tantomeno esperti di diritto internazionale. Ma così a naso, ci sembra che l’Unione Europea invece di aiutare lo sviluppo economico e l’impegno a far meglio, stia semplicemente portando al parossismo la sua vocazione di una super-burocrazia cieca e ottusa. Sono anni che le aziende chiedono invano a Bruxelles una politica fiscale uniforme per tutti i paesi dell’Unione, e regole certe per la logistica, per il trasporto cargo su gomma e sul mare, perché l’Europa non sia – come diceva per l’Italia dell’ottocento Klemens von Metternich – una semplice espressione geografica gestita dai burocrati. E pazienza se si esercitassero solo a stabilire le regole per l’incurvatura degli zucchini o le dimensioni standard dei condom. I porti, signori burocrati di Bruxelles, sono una cosa seria, terribilmente seria e delicata. Processi come quello cominciato, che tengono la spada di Damocle sul sistema italiano chissà per quanto tempo, non aiutano. E non aiutano nemmeno a voler bene a questa Europa. Ci auguriamo che da Roma, se c’è ancora qualcuno, si facciano sentire.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
18 Aprile 2018

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