Gigantismo croce e delizia dei porti

Angelo Roma

LIVORNO – Qualche considerazione sul gigantismo navale illustrato qui a fianco.

Nei primi anni 2000 la nave più grande al mondo era la “OOCL Shenzhen” di 8063 TEU.

Oggi come da allegato qui a fianco, le prime dieci hanno capacità compresa tra 23992 TEU a 20568 TEU.

Le Compagnie di Navigazione difendono questa corsa al gigantismo con “l’economia di scala” con la maggiore capacità; avremo sì un numero inferiori di navi, ma verranno trasportati più containers sulle lunghe distanze, la singola unità costerà meno ed inoltre, avremo anche una riduzione dell’impatto ambientale.

Innegabilmente le grandi portacontainers hanno ridotto il costo/TEU degli armatori, ma hanno costretto le infrastrutture a adeguarsi: maggiori investimenti per le sempre più grandi dimensioni delle navi.

I porti, ad esempio, devono spostare le dighe foranee o costruirne delle nuove, allungare i binari, scavare fondali, allungare banchine, potenziare le gru ship-to-shore, ampliare i piazzali, incrementare i devices per la movimentazione dei containers.

Sino al 2016, tutto questo aveva portato ad un crollo dei noli, con relative forti perdite per gli armatori od addirittura fallimento di Compagnie (Hanjin Shipping). Poi a causa del Covid 19, le cadenze nei porti si sono ridotte generando scarsità di stiva.

Lo scorso anno tutto è tornato “diciamo” alla normalità; ma con una crescita dei noli spropositata, procurando utili fortissimi alle Compagnie di Navigazione.

A questo punto la domanda sorge spontanea: allora la maggiore capacità non riduce il prezzo del trasporto?

Angelo Roma

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