Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

E la Toscana vara l’Authority piccoli porti

Enrico Rossi

FIRENZE – Se ne parla ciclicamente, con una accelerazione negli ultimi tempi legata all’approvazione del progetto in consiglio regionale martedì scorso. E’ la decisione di creare una Authority della Regione Toscana per i porti minori, che avrà sede a Viareggio e dovrà occuparsi anche di altri tre porti che non rientrano nell’elenco di quelli nazionali: Giglio, Porto Santo Stefano e Marina di Campo. La legge, si legge nel testo, si impegna tra l’altro “ad attribuire entro un anno dall’attuazione del federalismo demaniale, i beni del demanio portuale e a ridefinire i confini delle aree soggette all’Autorità escludendo quelle di non specifica pertinenza”.

Fatta la legge, adesso bisogna fare l’Autorità: il che non si profila facile e nemmeno molto veloce. Intanto i tempi: ci si prende un anno per ridefinire i confini. Ma quello che sembra generare ancora più perplessità è la struttura burocratica della stessa Authority, così almeno come si intravede dalle bozze di regolamento che circolano: e che lungi dal mettere in mano l’Authority stessa a un team tecnico – trattandosi di un organo di gestione dei porti – affiderebbe la presidenza al presidente della Regione Toscana, la segreteria generale a un dirigente apicale della Regione, e costituirebbe poi una specie di consiglio plenario “imbarcandovi” i sindaci delle località interessate, i dirigenti dei comuni e poco altro.

[hidepost]

Insomma: una specie di piccolo parlamento, con tutte le complicazioni, i tempi e le non sempre adeguate qualificazioni professionali necessarie a far qualcosa di agile, decisionale e produttivo. Tanto che i più critici ritengono che si tratti alla fine di una nuova sovrastruttura politica con la testa a Firenze e i piedi da tenere a mollo in particolare a Viareggio, specie d’estate quando la Versilia è chiaramente più vivibile dell’arroventata Firenze.

Solo malignità? Speriamo di si. Anche perché in tempi di semplificazione, di “spending review” con la programmata semplificazione delle sovrastrutture burocratiche e la concentrazione dei grandi porti in un numero ridotto delle loro Authorities, la nascita di un nuovo centro di potere e di burocrazia può sembrare un controsenso. E di questi controsensi nessuno ne ha proprio bisogno.

Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
19 Maggio 2012

Potrebbe interessarti

Cogito, ergo vedo nero

Provo a fare una sintesi di quanto emerso e sta emergendo dalle diatribe sulla Darsena Europa, con tanto di chiarimenti dal commissario/prefetto e gallinaio vario sulle aree pressoché completate. È un’analisi mia personale, condita...

Leggi ancora

Addio amico Giorgio

LIVORNO. Non è soltanto la scomparsa a 91 anni di un importante imprenditore del settore portuale: la morte di Giorgio Fanfani, avvenuta nella notte di domenica, segna la perdita di un altro pezzo dell’anima...

Leggi ancora

Il provvisorio permanente

Non sottovaluto, certo, i mille problemi che travagliano l’Autorità di Sistema Portuale del povero presidente Gariglio, stretto tra le morse della politica in zuffa continua e quelle degli operatori che pretendono scelte rapide e...

Leggi ancora

Se il domani è già oggi…

«Tutto in ritardo e oggi questo, alla luce della velocità con cui si concretizzano i cambiamenti nello scenario geopolitico e in quello dell’interscambio mondiale, quella che era considerata una regola non scritta, ovvero il...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio