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La logistica dell’auto sulle navi affronta il diktat sullo zolfo nei fumi

Entro il 2015 l’Europa chiede l’applicazione degli accordi IMO con solo lo 0,1% di zolfo nelle emissioni dei motori navali nel Baltico, nel mare del Nord e sulla Manica

BRUXELLES – L’associazione dei trasportatori europei di auto nuove (Ecg) presieduta da Costantino Baldissara, ha riferito del recente incontro con il commissario europeo per le politiche ambientali Janez Potocnik sulla normativa che dal 2015 impone il limite dello 0,1% dello zolfo nelle emissioni dei motori navali nel Baltico, nel mare del Nord e sulla Manica. Un limite che successivamente sarà adottato – l’Unione Europea è stata chiara in questo – anche per quanto riguarda il Mediterraneo.
Potocnik ha sostenuto che il limite alle emissioni di zolfo rappresenta un importante contributo alla salute dei cittadini ed è la semplice ratifica di quanto l’UE aveva accettato in sede dell’International Maritime Organization (Imo) fino al 2008. Dunque la posizione dell’Ue non può cambiare, e al massimo si potranno studiare – ha detto Potocnick – interventi per aiutare l’industria dei motori e della raffinazione a raggiungere gli obiettivi fissati per il 2015.

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Costantino Baldissara

Per Ecg però il problema è ben più grave. “Ancora ad oggi – ha sostenuto l’associazione – mancano le condizioni tecnologiche per contenere le emissioni inquinanti nei limiti della suddetta legge”. Inoltre il costo del bunker continua a crescere e il fuel senza zolfo si rifletterebbe in modo talmente pesante sui costi di esercizio da rendere in molti casi non più concorrenziale il trasporto delle auto via mare, riversando sulle strade milioni di vetture nuove che creerebbero un inquinamento ben maggiore di quello ridotto con il fuel marittimo. Insomma, il rimedio chiesto dalla Ue si rivelerebbe peggiore del male.
L’incontro con il commissario europeo per le politiche ambientali si è concluso senza alcuna decisione ufficiale, ma con l’impegno di approfondire i punti di vista di entrambe le parti. L’UE non sembra affatto disposta a ritardare l’entrata in vigore del limite allo 0,1% sui fumi navali. Ma a Bruxelles ci si rende anche conto della reale difficoltà, in momenti di crisi pesante come questa, che imporre acriticamente la normativa può voler dire mettere in ginocchio un intero comparto del trasporto marittimo. C’è dunque tempo per le mediazioni? E’ la speranza di chi, da parte sua, sta già lavorando per una rivoluzione nei motori navali, per il ricorso a carburanti alternativi (il gas Gpl) e per sistemi di “scrubber” da migliorare e da integrare. Ma occorre tempo e non bastano certo due anni per cambiare il mondo della propulsione navale.

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Pubblicato il
26 Gennaio 2013

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