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Autotrasporto e i trucchi previdenziali

Paolo Uggé

Paolo Uggé, presidente di FAI e consigliere del Cnel ha affrontato il tema dell’autotrasporto dell’Est.

ROMA – Nei primi mesi dell’anno dovrebbe concludersi il confronto in sede Ue sulla proposta di revisione della direttiva che consente il distacco dei lavoratori per una prestazione di servizi. Di cosa si tratta? Agenzie interinali o imprese di Paesi Ue possono distaccare personale presso imprese di altri stati membri che fanno ricorso a personale “in affitto”. A “incentivare” simili scelte è la convenienza del costo del lavoro. La norma prevede che al lavoratore si riconosca solo la medesima “paga in mano” prevista dal contratto di lavoro relativo alla prestazione, mentre la parte previdenziale e fiscale rimane quella del paese di provenienza. Ad esempio, un autista dell’Est viene distaccato in Italia dove intasca, al netto, 2 mila euro al mese, versati dall’impresa che lo “utilizza” all’agenzia insieme ai contributi.
[hidepost]Una cifra intorno ai 2.300-2.400 euro, mentre in Italia ad un netto di 2 mila euro corrisponderebbero un lordo di circa 4.500 euro. Oltre 2 mila euro di differenza per dipendente in affitto, ma anche 2 mila euro spariti dalle casse degli enti previdenziali italiane e che moltiplicati per migliaia di lavoratori italiani lasciati a casa per sostituirli con dipendenti affittati in Romania o in Polonia, innescano una “bomba sociale a orologeria”. Nell’autotrasporto il fenomeno è in crescita: centinaia di aziende, per non perdere quote di mercato, prendono questa “scorciatoia” o aprono sedi in paesi dove il costo del lavoro è più contenuto. Nessuno si domanda quale sarà tra 20 anni l’equilibrio del sistema pensionistico se non si correggerà questa politica economica. Le molte violazioni riscontrate hanno indotto l’Ue a occuparsi del caso, ma l’intervento non dovrebbe riguardare la parte previdenziale. E quindi non servirà a nulla.
Paolo Uggé

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Pubblicato il
9 Febbraio 2013

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