Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

La pianificazione di Trieste? Maneschi: cambiare mentalità

Duro richiamo del presidente di Italia Marittima a visioni unitarie con il territorio – La concorrenza di Koper e le analisi di D’Agostino e Sommariva

Pierluigi Maneschi

TRIESTE – Basta un nuovo piano regolatore del porto – che poi tanto nuovo sembra non essere – per cambiare metodologie, risultati e anche le strategie per il futuro? Nel dibattito che si è svolto di recente al Propeller triestino, la frustata è arrivata da Pierluigi Maneschi, presidente di Italia Marittima e titolare del gruppo omonimo che gestisce il terminal contenitori TMT. “Il piano regolatore del porto – ha detto Maneschi – ha accumulato ritardi indiscutibili, uscendo in sostanza dall’attualità delle esigenze reali.
[hidepost]Ma siamo davvero sicuri di quello che vogliamo fare di questo porto? Il problema vero è che bisogna cambiare mentalità, bisogna affrontare un vero e proprio piano industriale in cui si riconoscano il porto e la città. Che devono fare massa critica – ha continuato l’imprenditore – affrontando i problemi della crescita prima di tutto da un punto di vista intellettuale, prendendo atto che il mondo è cambiato e che occorre recepire i cambiamenti in tempi veloci”. Nella sostanza, Maneschi ha detto con chiarezza che così com’è “il piano regolatore non va”. Il porto manca di spazi dietro le banchine, e quelli che potrebbero essere ottenuti dall’abbattimento di vecchi magazzini in gran parte inutilizzati e inutilizzabili rimangono invece fuori portata. Il peggio è, per Trieste, che nel vicino porto di Koper (Capodistria) l’unità d’intenti tra comunità, municipalità e porto è stata raggiunta, proprio per uno sviluppo che tiene presente le esigenze del cluster marittimo e che quindi rende Koper estremamente concorrenziale.

Un momento del dibattito al Propeller di Trieste.

E’ stato un lungo e anche approfondito dibattito quello al Propeller: dove si sono confrontate anche le linee di crescita elaborate della Regione – intervento dell’ex assessore regionale ai trasporti Riccardo Riccardi, che ha sparato ad alzo zero contro il progettato terminal offshore di Venezia – dell’interporto di Bologna con il business development manager Angelo Aulicino – “Siamo il primo interporto in Italia a investire in un’operazione portuale, con 12 ettari per 480 metri di banchina – e con le conclusioni affidate a Mario Sommariva, neo-segretario generale dell’Authority di cui è commissario Zeno D’Agostino (che a sua volta aveva presentato il piano regolatore e i tempi previsti per la definitiva Via-Vas). Sommariva ha accolto la sollecitazione di Maneschi per un piano regolatore incardinato alle scelte industriali, anche perché i “rumors” raccolti sulla riforma della 84/94 – ha detto – “indicherebbero segnali di accentramento della governance dei porti e quindi di allontanamento dai territori”. D’accordo sulle sinergie politiche “trasversali” anche Fabrizio Zerbini, presidente del Propeller, ovviamente in linea con il duro richiamo di Maneschi.

[/hidepost]

Pubblicato il
27 Maggio 2015

Potrebbe interessarti

Livorno, restituire è dura

Non c’è stato niente da fare: gli aumenti della retribuzione concessi ad alcuni funzionari dell’Authority del mar Tirreno settentrionale dall’allora presidente Luciano Guerrieri vanno restituiti. La Corte dei Conti, che su segnalazione dell’allora segretario...

Leggi ancora

Livorno, il maquillage del vecchio porto

Bisogna ammetterlo: c’è un impegno dell’Autorità di Sistema Portuale del mar Tirreno Settentrionale nella ripulitura, insomma di un tanto atteso maquillage, a Livorno all’area del Porto Mediceo, anche quella non impegnata dai grandi lavori...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio