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Interporti, riforma anche per loro UIR preme sulla struttura di Delrio

Sollecitata una revisione della governance e delle norme in stretta relazione con la legge sulla portualità – Quadrante Europa di Verona e la collaborazione con i porti del Tirreno

ROMA – Anche gli interporti italiani aspettano la loro riforma. Che sta andando, secondo il presidente di UIR Matteo Gasparato, in modo “leggermente più lento della riforma dei porti”. Il che sarebbe tutto dire, se non fosse che ieri al ministero delle Infrastrutture e Trasporti una bozza della riforma degli interporti è stata tirata fuori dai cassetti.
[hidepost]Era stata approvata dalla Camera mesi fa ed è in lista di attesa per l’ok del Senato, ma il tutto si era fermato nell’ingorgo legislativo del governo. Adesso, sempre secondo Gasparato, sembra che l’operazione si rimetta in marcia.
Secondo la bozza varata dalla Camera, la riforma degli interporti dovrebbe rientrare nel generale riassetto del sistema logistico e trasportistico nazionale, normando le strutture interportuali e le “piattaforme logistiche” definendone le caratteristiche, razionalizzando uso del territorio e indirizzando i flussi di trasporto. Tutto diverso da oggi, con gli interporti che operano ed hanno governance praticamente da enti privati.
Ovviamente la riforma degli interporti deve camminare di pari passo – e tenendosi per mano – con la riforma della portualità. Il leit-motiv di Gasparato è la retroportualità: un po’ come avviene in tutti quegli interporti che sono a pochi chilometri da uno scalo container. E che fanno parte, o aspirano a far parte, delle reti trasportistiche europee Ten-T.
Secondo uno studio presentato da UIR (Unione Interporti Riuniti) gli interporti italiani “codificati” sono 22, con circa 40 milioni di metri quadrati disponibili di cui però almeno 10 milioni devono ancora essere infrastrutturati. Secondo Gasparato, che lo ha ribadito di recente anche su Il Sole-24 Ore, “c’è una enorme potenzialità da sfruttare”. Quadrante Europa di Verona, uno degli interporti più dinamici (di cui Gasparato è presidente del consorzio Zai che ne è il gestore) sta lavorando attivamente con i porti che hanno meglio recepito il messaggio. Tra questi Gioia tauro, La Spezia e anche Livorno, dove l’interporto Vespucci è ormai saldamente inserito nella logistica toscana come retroporto con tanto di “corridoio” doganale dedicato.

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Pubblicato il
30 Aprile 2016

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