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Una rivoluzione che coinvolga anche la base

ROMA – C’è da augurarsi che il Forum sulla portualità e logistica che si tiene oggi a Livorno non sia solo un’occasione formale per il consueto elenco di programmi e progetti destinati ancora per molto a rimanere a metà del guado. Nell’intervento qui a fianco del presidente di Confetra Nereo Marcucci si possono leggere obiettivi richiami ai punti di forza dell’azione del ministero e di Ram, ma anche le preoccupazioni per alcuni dei ritardi che – complice la complessa articolazione del potere tra Stato e Regioni – potrebbero vanificare in tutto o in parte quanto ad oggi fatto.[hidespot]

Sul Forum, ci sono state prese di posizione di ogni tipo, in preparazione dell’evento: da quella di Antonio Cancian (RAM), che è di fatto il co-organizzatore della manifestazione, a quella del vicepresidente – e facente funzione di segretario generale – di Assoporti Francesco Palmiro Mariani (su “Economia & Lavoro” di QN di lunedì scorso) secondo il quale bisogna che escano dal Forum indicazioni concrete “sulle scelte infrastrutturali collegandosi finalmente al mercato” e non alle aspirazioni (o peggio) dei singoli potentati politici portuali. Si ribadisce che mentre in passato il MIT aveva solo compiti di vigilanza, “oggi ha una funzione di indirizzo nelle scelte”. Tradotto: basta con un grande progetto di un grande o grandissimo terminal contenitori ogni venti chilometri di costa, per di più chiedendo allo Stato di finanziarlo.

Una rivoluzione, certo: e come tutte le rivoluzioni, bisogna che non solo sia guidata dall’alto ma faccia presa anche in basso, nelle comunità portuali che oggi si raccordano nelle Autorità di sistema.

Oggi a Livorno sentiremo che cosa ci dirà il ministro Delrio, che s’è preso sulle spalle la riforma e ne sta registrando i passi avanti, ma scontando anche i ritardi. Di certo siamo a una svolta. Sperando che sia storica e non solo da cronache di zuffe di pollaio.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
5 Aprile 2017

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