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L’Africa? il business i dubbi

ROMA – Bisognerebbe sempre leggere quello che dicono i nostri governanti tenendo l’occhio, di pari passo, le realtà che abbiamo davanti. In questi giorni è tutto un conclamare che l’Italia è il terzo investitore in Africa per i grandi progetti: secondo “African Econimic Outlook” l’Italia ha investito nel 2016 quasi 12 miliardi, alle spalle della Cina e degli Emirati Arabi. E le recenti visite di Mattarella e Gentiloni, a fianco (o subito un passo indietro) della Francia confermano questa tendenza.

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Ma la vera conferma l’abbiamo visitando quei terminal, come il Lorenzini di Livorno, dove in banchina si susseguono le navi trump che caricano case su casse per le destinazioni africane più impreviste. Che vuol dire? Vuol dire che prima ancora della politica nazionale di grandi progetti, ci sono le imprese italiane – piccole e grandi – che silenziosamente hanno aperto mercati dove ufficialmente nessuno aveva ancora messo piede. La speranza – con un filo di preoccupazione, visto come funziona la burocrazia italiana – è che nei grandi progetti di sviluppo degli investimenti nazionali in Africa si aiuti chi già ci lavora e non si vadano invece a creare problemi. Possiamo sperarci?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
17 Gennaio 2018

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