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L’ISTAT bacchetta la produttività l’Italia non sa più lavorare bene

Sindacati e imprese si rimpallano le responsabilità ma l’economia rischia di affondare – Cala anche il risparmio delle famiglie, tradizionale punto forte del sistema – Maglia nera all’industria, “che non innova abbastanza”

ROMA – Qualcuno ha preso i nuovi dati dell’Istat come una “debacle” completa dell’Italia che produce. E in effetti non c’è da stare allegri: secondo l’indagine dell’istituto nazionale di statistica, negli ultimi trent’anni la produttività in Italia è franata.

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Dopo incrementi men che mediocri fino al 1980 (meno dell’1,5% medio all’anno, meno del tasso di inflazione) nell’ultimo decennio il crollo: dal 2000 al 2009 la produttività è tutta in negativo, con decrementi dello 0,5% annui. Dal 2007 in poi, complice anche la crisi internazionale (ma non basta a giustificarci, visto che in altri paesi la produttività invece è aumentata proprio per la crisi) la produttività in Italia è scesa del 2,7% all’anno, con la sola eccezione del settore agricolo, dove invece ci sono stati piccoli ma significativi incrementi. La flessione in campo industriale è stata del 3,9% all’anno, mai registrata in precedenza. In parallelo cala l’occupazione: -2,2% nel 2009, malgrado il paracadute della cassa integrazione.

I dato Istat qui sopra sintetizzati hanno ovviamente scatenato contrastanti reazioni. I sindacati contestano alle imprese di essere “ripiegate su se stesse” e di non fare investimenti quando sarebbe invece indispensabile ed urgente puntare sull’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi. Le imprese da parte loro contestano la rigidità del mercato del lavoro, specie quello del lavoro dipendente, dove la compartecipazione al rischio d’impresa dei lavoratori è rifiutato e dove l’imprenditore si trova spesso abbandonato anche dalle banche.

Per di più a fronte della crisi, viene meno – o comunque cala – anche la storica tendenza delle famiglie a risparmiare. Gli italiani in sostanza cominciano a caricarsi di debiti perché non vogliono rinunciare a un tenore di vita che oggi non sarebbe più permesso. E mollano anche i Bot, tradizionale bene-rifugio di chi ha sempre avuto un po’ di soldi da mettere da parte e non ha mai voluto rischiare in Borsa e in azioni.

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Pubblicato il
7 Agosto 2010
Ultima modifica
24 Settembre 2010 - ora: 09:30

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