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Stazionamento, forse cambia

Con lo stesso gettito per lo Stato, forti riduzioni e salvo il turismo degli stranieri – Respinto l’allargamento ai natanti

Anton Francesco Albertoni

ROMA – L’Ucina ci sta provando. E con essa, ovvero con l’associazione dei costruttori e importatori della nautica, ci provano le principali organizzazioni della filiera: Federagenti, Assonautica, Assonat, Cna Nautica, Assomarinas. Tutti a cercare di neutralizzare almeno in parte quel pasticciaccio brutto che è il decreto Monti sulla tassa di stazionamento delle barche.

Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina, in un incontro avvenuto in Confitarma alla presenza (e con la benedizione) di Paolo d’Amico, ha detto che la principale pregiudiziale del governo è di ricavare dalla tassa 200 milioni di euro. Per il resto, è disponibile a modificare l’attuale stesura, che ormai appare anche agli stessi ministri cervellotica e di quasi impossibile applicazione.

La proposta della filiera, presentata da Albertoni e di fatto sottoscritta da tutti, si basa su questi quattro principi fondamentali: a) non pagano le barche straniere (per salvare il turismo nautico); b) non pagano quelle che operano nel charter e nel noleggio (ovvero strumenti di lavoro); c) non pagano i natanti (anche se da più parti era stata avanzata la proposta di “spalmare” la tassa anche sulle barche non immatricolate, legandola all’assicurazione dei motori per aggirare tutti i problemi di immatricolazioni da farsi); d la tassa da giornaliera diventa annuale ed è legata alla proprietà da parte di italiani, raggiungendo così anche le barche (sempre di italiani) con bandiera estera, bandiera ombra o che stazionano solo all’esterro (per esempio i tanti già scappati in Croazia, Albania, Corsica o Francia).


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“Spalmata” su una base così allargata, la tassa Monti diventerebbe – secondo i calcoli di Ucina – molto meno pesante. Si è detto che un’imbarcazione a motore dai 10 ai 12 metri pagherebbe circa 200 euro all’anno; e la metà una a vela, perché vanno salvati sia gli abbuoni per la vela (50%) sia quelli di vetustà. Sempre secondo Ucina, sulla base di questi parametri la tassa renderebbe 230 milioni all’anno, contro i 200 teoirizzati (ma impossibili da raggiungere) dalla stesura attuale del decreto.

Fin qui la proposta. Adesso si tratta di vedere come sarà recepita (e se sarà recepita) dal governo. E i tempi sono strettissimi. Forse già tra oggi e l’inizio della prossima settimana.

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Pubblicato il
11 Febbraio 2012

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