Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Tre sfide per Federico il duro

Federico Barbera

LIVORNO –  Gli piacciono, evidentemente, le sfide difficili. O comunque, se anche non è lui a scegliersele, gliele buttano tra le braccia. Se sono amici, sperando che le risolva; se sono nemici (magari travestiti da supporter) sperando che ci si bruci. Comunque sia, da quando Federico Barbera – detto il duro –  è impegnato sul porto di Livorno, l’ho visto con decine di patate bollenti in mano. S’è scottato? Certo, la disfida per la segreteria generale dell’Autorità portuale l’ha persa, ma perchè Giuliano Gallanti s’è impuntato per un profilo ministeriale malgrado le insistenze locali. Però è stata una sconfitta che l’ha portato al posto di comando dell’Interporto “Vespucci”, dove dovrà salire alla fine del mese. Altra scottatura in vista? Speriamo di no: l’Interporto è una brutta bestia, macina quattrini che non ha e trovarli di questi tempi non è facile. Ma che gli abbiano messo il cerino in mano è significativo: ci si giocano sopra milioni di euro e centinaia di posti di lavoro. Auguri.

[hidepost]

Un’altra sfida che Barbera s’è preso – oltre alla fatica di far uscire dalla palude il TCO, il Terminal Calata Orlando che con la crisi generale delle piastrelle non se l’è certo passata bene – è quella dell’Agelp ovvero dell’agenzia del lavoro portuale interinale. E’ una specie di ircocervo, o se preferite di quadrato rotondo: una creatura ibrida che dovrebbe dar lavoro ai 64 iscritti nei ruoli per operare in banchina a supporto dei portuali e che invece ogni giorno rischia di mandare tutti a far la fame, compresi i nuovi assunti che gli sono stati scaricati addosso dalla Compagnia portuali. L’Agelp così com’è rischia di morire precocemente. Martedì scorso s’è riunito il consiglio direttivo e Barbera – è al timone anche di questa Srl – l’ha detto chiaramente: o si “deportualizza”, cioè si riduce il peso che vi ha la Compagnia portuale, o s’affonda. La soluzione è stata proposta da tempo: far entrare nella società i terminalisti più importanti, in modo che possano utilizzare la manodopera anche per conto e interesse loro. Ma per farlo, in costi dell’Agelp – e dei suoi singoli lavoratori – vanno rivisti e ridotti, con una “spending review” non solo a parole ma a fatti. Una bella sfida: nella quale Federico Barbera sta facendosi le ossa per quella che l’aspetta al “Vespucci”. Dove peraltro non avrà solo da trovar nuovi soci e nuovi fondi, ma dovrà anche guardarsi le spalle dagli amici e da chi ce l’ha mandato; magari con il noto e velenoso viatico: “vai avanti tu che a noi ci vien da ridere”. Di nuovo, auguri.

Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
2 Giugno 2012

Potrebbe interessarti

Se il domani è già oggi…

«Tutto in ritardo e oggi questo, alla luce della velocità con cui si concretizzano i cambiamenti nello scenario geopolitico e in quello dell’interscambio mondiale, quella che era considerata una regola non scritta, ovvero il...

Leggi ancora

Livorno: leviamo i levatoi!

D’accordo, ora che il guaio è successo – ponte levatoio bloccato, porto industriale isolato, tutti improvvisamente a maledire l’assurdo snodo del Calambrone – finalmente La mia non è più vox clamantis in deserto: e...

Leggi ancora

Il dito e la Luna

La guerra all’Iran, una delle tante feroci guerre in corso, ha dunque colpito in pieno il lato debole dell’economia nazionale, i flussi d’energia. Gli analisti di tutto il mondo hanno chiarito – come ha...

Leggi ancora

…Eppur si muove?

Il ponte dei sospiri, sulla foce del Calambrone a Livorno, sembra finalmente nella fase di sospirata riscoperta della sua priorità. Al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani va riconosciuto che nel recentissimo incontro con...

Leggi ancora

Meglio Tardino che mai

Non ci rimane che riderci sopra. A Palermo, dopo più di un anno, le forze politiche hanno smesso di scannarsi tra loro e finalmente hanno concordato sul nome del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio