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Sulla riforma forte pressing da Venezia

VENEZIA – Prime nubi, ampiamente previste, sul testo della riforma della 84/94. L’Autorità portuale di Venezia ha incontrato i parlamentari veneti in vista della discussione alla Camera della riforma.

[hidepost]Incontri che proseguiranno anche nei prossimi giorni con l’obiettivo di emendare il testo approvato dal Senato per evitare – dice una nota – che vengano minate la competitività, l’operatività del porto di Venezia, il suo pareggio di bilancio e la possibilità di adeguare il porto passeggeri al decreto Clini-Passera del 02 marzo 2012. Questi i punti più interessanti.

Servizi tecnico-nautici: è a rischio la competitività tra gli scali a causa dei diversi costi cha una nave ha in ingresso al porto. L’attuale meccanismo di formazione delle tariffe non stimola in alcun modo l’efficienza e determina aumenti – anche oltre il 25% – dei costi sopportati dall’utente per una singola toccata. La natura di porto canale dello scalo di Venezia impone un ricorso molto ampio ai servizi tecnico-nautici ed i costi sostenuti per ciascuna nave, più di 32mila euro, sono decisamente superiori rispetto agli altri porti dell’Alto Adriatico e rischiano di spingere il porto di Venezia fuori mercato.

Risarcimento per amianto: è a rischio il pareggio di bilancio. L’Autorità portuale deve farsi carico del risarcimento di danni da amianto alle persone per oltre 2 milioni di euro a fronte di contenziosi che fanno riferimento ad un periodo in cui il Provveditorato al Porto dipendeva direttamente dal ministero delle Infrastrutture e che dovrebbero quindi prevedere anche oggi la copertura statale degli stessi.
Porto Regolato: è a rischio l’operatività del porto se non viene integrata l’attuale legge indicando chiaramente quale procedura ed in capo a quale soggetto (Autorità Marittima Autorità Portuale, Magistrato alle Acque) venga posta la responsabilità della gestione del sistema MoSE che, con tutta evidenza, condizionerà l’attività portuale.

Diritti di porto connesso al traffico passeggeri: l’attuale legge non prevede una norma che consenta alle Autorità Portuali di autorizzare tasse di scopo o diritti di imbarco/sbarco anche sui passeggeri (come avviene invece per le merci). Una risorsa economica che potrebbe essere utile a finanziare investimenti per le mitigazioni delle esternalità prodotte dall’attività crocieristica (ad esempio la realizzazione del cold ironing, ovvero l’elettrificazione delle banchine) e adeguare il porto ai dettami del Decreto Clini-Passera.

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Pubblicato il
29 Settembre 2012

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