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I tempi lunghi della Concordia

Sembra ormai scontato che per il rigalleggiamento (se sarà possibile) si andrà ben oltre la fine dell’anno – Intanto a Piombino si corre per predisporre il sito di demolizione

ROMA – Che fosse una catena quasi inesauribile di problemi, la rimozione del relitto della Costa Concordia al Giglio, l’avevano ipotizzato in tanti: noi compresi. Che lo stesso piano di Titan-Micoperi avesse fatalmente delle aree di indeterminatezza, era altrettanto chiaro. Adesso poi che si avvicinano i tempi in cui le ipotesi ufficiali prevedevano – e ancora prevedono – il rigalleggiamento del relitto, ai dubbi si aggiungono dubbi.
Sono stati gli stessi tecnici del consorzio Titan-Micoperi, nell’ultima audizione dei giorni scorsi con il commissario Gabrielli e all’osservatorio della Regione Toscana, a far presente che i lavori procedono secondo il piano già più volte modificato – con gli “sponsons” che probabilmente non saranno riempiti d’acqua per raddrizzare lo scafo ma saranno aiutati dai cavi tesi allo scopo – ma che ci sono crescenti preoccupazioni per lo stato della parte immersa del relitto.
[hidepost]E che quest’ultima, non esplorata perché saldamente incuneata nelle rocce del fondo, potrebbe essere ridotta da un anno e mezzo d’immersione in condizioni tali da sbriciolarsi ad ogni tentativo di sollevarla. Il dubbio è legittimo: e se i fatti dovessero confermare questo rischio, l’intera operazione di rigalleggiamento e raddrizzamento diventerebbe una bomba ecologica, in quanto il relitto è ancora pieno di materiali inquinanti.
Intanto il consorzio finalizza ogni sua iniziativa al raddrizzamento del relitto, e presenterà entro la prossima settimana il progetto aggiornato e completo per l’operazione, ufficialmente prevista per settembre, ma il rigalleggiamento e poi il trasferimento del relitto sono ancora tutti da programmare. E realisticamente parlando, anche nella migliore delle ipotesi – raddrizzamento senza grossi problemi e scafo che non si sbriciola – occorreranno mesi e mesi perché si arrivi a togliere dal Giglio quel grande relitto.
Tutto questo, se pesa come un macigno nelle speranze dei gigliesi di vedersi liberati dal segno tangibile della tragedia – ma c’è anche chi, cinicamente, sostiene sottovoce che il relitto stia aiutando il turismo – migliora i margini di tempo per Piombino, che spera di poter ricevere il grande scafo da smantellare. L’Autorità portuale di Luciano Guerrieri e il Comune del sindaco Anselmi hanno bruciato le tappe per i progetti relativi al nuovo piano regolatore ed hanno in corso addirittura le gare esecutive. Va ricordato che Piombino è riuscita a recuperare, per finanziare le nuove opere portuali, anche un centinaio di milioni giacenti da anni perché accantonati dai governi precedenti per il mai decollato “piano Bagnoli”. Soldi che dovevano consentire il trasferimento nelle vasche di colmata di Piombino dei fanghi della bonifica di Bagnoli: e che oggi provvidenzialmente tornano a pallino per il piano regolatore del porto e la connessa “operazione Concordia”.
Titan-Micoperi in questi giorni hanno ribadito che l’operazione sul relitto è la più innovativa, impegnativa e costosa mai tentata al mondo. C’è qualche esagerazione (dopo Midway gli Usa tirarono su alcune corazzate affondate dai giapponesi: ma è vero che erano navi militari, ben più robuste e compartimentate della Concordia): ma è vero che le incognite per il consorzio aumentano con ogni mese che lo scafo passa in mare, sottoposto al degrado delle mareggiate, della ruggine e delle torsioni. Alcuni tecnici cominciano a chiedersi se non sarebbe stato più opportuno – e sicuro – demolire il relitto in loco, “sigillando” un pezzo di mare circostante per evitare disastri ambientali. Ma di ipotesi se ne fanno tante….
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
20 Luglio 2013

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