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La mappatura dei fondali del Tirreno (e i famosi bidoni ora sono un bidone?)

Le tecnologie utilizzate per avere un rilievo aggiornato del fondo marino nell’ambito del progetto internazionale GOMaP- Scoperti relitti di varie epoche con la Soprintendenza alle Antichità

Il Pluto 1 in azione.

LA SPEZIA – La recente campagna di mappatura dei fondali del Tirreno, condotta dal Comando contromisure mine con i cacciamine classe “Numana” e con il supporto del catamarano oceanografico “Galatea” ha confermato da una parte l’estrema complessità dell’operazione, dall’altra i progressi che grazie alle nuove tecnologie di rilevamento sono stati compiuti anche dalla nostra Marina Militare. La campagna tra l’altro risponde all’accordo internazionale GOMaP (International Long Term Global Ocean Mappin Project) che prevede una mappatura totale dei fondali marini da sviluppare nei prossimi vent’anni.
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Pamela Gambogi e Carmelo Bonifiglio.

Durante la campagna, che ha avuto anche l’obiettivo secondario (ma di grande portata mediatica, visti i recenti “sussulti” di allarmismo che si sono susseguiti alla famosa perdita di fusti di solventi da parte dell’«Eurocargo Venezia») di cercare i fusti ancora dispersi in fondo al mare, il comandante della squadra dei cacciamine, ammiraglio Carmelo Bonfiglio, ha illustrato l’utilizzo per la mappatura dei fondali degli strumenti elettronici a bordo del “Numana”: il sonar a scansione laterale, che peraltro opera con dati attendibili solo fino ad alcune decine di metri di profondità, e i Rov Pluto e Pluto 1, strumenti filoguidati molto sofisticati e precisi, che hanno una quota operativa massima (il più sofisticato dei due) fino a circa 600 metri. Bonfiglio ha chiarito che con gli strumenti oggi disponibili, la ricerca di oggetti di piccole dimensioni (come i fusti famosi) a profondità maggiori diventa molto complessa e costosa. E peraltro ha anche specificato che nella zona delle ricerche e della mappatura dei fondali, i fusti mancanti non ci sono: molto probabilmente sono stati “scaricati” in mare molto più a nord, nella rotta verso Genova, disseminati in un’area vastissima, sulla quale ogni ricerca ha le possibilità di successo di quella di un ago in un pagliaio. Ricerca tra l’altro superflua visto che è stato dimostrato – con tanto di relazioni anche dell’Arpat – che i solventi contenuti nei bidoni non hanno provocato significative alterazioni all’acqua intorno.
Tornando al progetto internazionale GOMaP per quello che riguarda i nostri mari, è in corso per il secondo anno consecutivo la campagna di mappatura dei fondali che può contare anche su un sistema estremamente moderno e sofisticato, la mappatura dei fondali via aerea con il sistema LIDAR, ovvero con apparati laser che peraltro non possono ancora andare oltre i 50 metri di profondità. Per le profondità maggiori, è difficile andare oltre a quanto si sta facendo con i Pluto. Citando una celebre battuta del famoso oceanografo Henry Stommel, la mappatura dei fondali e la ricerca di oggetti minori nelle loro profondità può essere paragonata all’utilizzo “di una mezza dozzina di automobili dotate di aquiloni equipaggiati con strumentazione acustica per fare il lavoro di ricerca in una notte senza luna senza assolutamente vedere cosa ci sia tra loro, nel rastrello della loro ricerca”. Il che può essere anche una risposta – ironica ma realistica – a chi continua a imperversare istericamente sul web o con i vari comitati pseudo-ambientalisti perché i famigerati fusti siano trovati malgrado i costi esorbitanti delle ricerche specifiche dai costi, le limitazioni dovute alle tecnologie in corso e non ultimo, l’ormai dimostrata scarsa pericolosità dei suddetti fusti per l’ambiente.
La campagna fatta con i cacciamine dell’ammiraglio Bonfiglio – che ha avuto a bordo a più riprese anche la dottoressa Pamela Gambogi della Soprintendenza alle Antichità della Toscana – ha potuto realizzare una accurata mappatura di alcune zone del Tirreno centro-settentrionale. Ed ha anche portato alla scoperta di alcuni relitti importanti: tra quelli della seconda guerra mondiale ad altri di grande interesse storico, che risalgono ai secoli precedenti. L’Idrografico della Marina sta aggiornando allo scopo le sue speciali mappe.
A.F.

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Pubblicato il
21 Agosto 2013

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