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Dove si puote ciò che si vuole (se però si sa…)

LIVORNO – Un complesso cantieristico che in pochi anni ha saputo diventare il riferimento d’eccellenza in campo mondiale: è la base livornese dei cantieri Benetti retti dall’amministratore delegato ingegner Vincenzo Poerio, che sta però affrontando uno dei momenti più delicati della storia della grande fabbrica.
[hidepost]Nella sostanza: le navi da diporto (denominazione giuridica degli yachts più lunghi di 24 metri, che costituiscono il range del marchio) diventano sempre più grandi, la clientela dei “paperoni” richiede ormai scafi anche da 80 e 90 metri, la tecnologia di Benetti consente di farli ed ha anche i progetti relativi: ma il tutto è frenato dai ritardi, dalle “resistenze” e dai muri di gomma delle istituzioni che hanno a lungo frenato i progetti di ingrandimento dei capannoni, ma in particolare che non danno risposte nei tempi necessari all’azienda su porto turistico, bacini di carenaggio e assetti della nautica da togliere dal mediceo.
Poerio stesso ne ha parlato di recente, in una amareggiata conferenza stampa con il consorzio dei riparatori navali livornesi, di cui abbiamo riferito. Il problema è che nessuno ha risposto, a parte qualche bla-bla-bla della politica, con chiarissimi intenti elettorali più che per affrontare il problema.
Diventa lecito, a questo punto, chiedersi fino a quando Azimut-Benetti potrà permettersi di rimanere nel limbo delle non scelte da parte delle istituzioni. Il problema dei capannoni, anche se sembra in via di soluzione con un accordo tecnico che non è stato però ancora recepito dalla politica e dagli atti formali, non è marginale perché, come scritto, se non aumentano d’altezza e di volume non si possono costruire gli yachts più grandi, quelli che danno linfa (e guadagni) al cantiere. Ma Poerio ha ricordato che non è solo un problema di capannoni e di costruire: bisogna definire una volta per tutti i tempi di liberazione degli specchi d’acqua del Mediceo per il marina, bisogna definire l’utilizzo dell’ex bacinone di carenaggio, bisogna arrivare ad attuare senza altri ritardi e tentennamenti tutti quelli che erano i punti degli accordi di Roma per il salvataggio dell’ex cantiere Orlando.
Azimut-Benetti ritiene di aver fatto la propria parte: ricordando anche di essere un’azienda privata che ovviamente vuole guadagnare, ma sui quali guadagni costruisce anche posti di lavoro e ricadute nella città. Quella che manca – secondo Poerio ma anche secondo ciò che è possibile verificare – è la volontà delle istituzioni competenti a prendere decisioni. Si naviga per anni in un limbo di rinvii burocratici, mezze ammissioni subito dopo svanite nelle nebbie, programmi e progetti che evaporano a seconda dei venti della politica. Tutto il contrario di ciò di cui ha bisogno un’azienda; e che invece viene offerto da paesi vicini, per di più in mercati che stanno davvero diventando il “core business” della grandissima nautica. Possibile che nessuno, là dove si puote ciò che si vuole (ammesso che si sappia cosa si vuole) si renda conto del rischio che c’è di perdere – in tutto o in parte – una grande, grandissima azienda che porta il nome di Livorno nel mondo?
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
19 Aprile 2014

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