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Pasqualino e le fatiche di Sisifo

ROMA – Spero che Pasqualino Monti, infelice presidente di un’Assoporti dimezzata, mi perdoni la citazione: ma il suo impegno per collaborare con il governo nella ricerca della difficile “quadra” sulla riforma dei porti mi sembra tanto un’edizione moderna delle fatiche di Sisifo.
[hidepost]Ve lo ricordate Sisifo? Nella mitologia greca, ripresa anche nell’Odissea, era l’eroe furbissimo che aveva offeso Zeus ed era stato condannato a spingere in eterno un masso su una ripida salita, senza mai arrivare in cima perché vicino alla vetta il masso scivolava e tornava a valle.
Monti, com’è noto, fa parte della commissione dei 15 super-esperti che lavora al ministero delle Infrastrutture e Trasporti per la riforma. Ricordiamo ancora una volta che con lui ci sono Simona Camerano (Cassa Depositi e prestiti), Antonio Cancian (Ram), Piero Casadio (Banca d’Italia), Rodolfo De Dominicis (Uirnet), Nereo Marcucci (Confetra), Francesca Morace (Università Reggio Calabria), Giampaolo Polichetti (Confitarma), Michele Ruggieri (Fedarlinea), Marco Simonetti (terminalisti), Raffaele Tiscar (vicesegretario palazzo Chigi), Stefano Zunarelli (ditta dei trasporti) ed Enrico Pujia (direzione trasporti marittimi del ministero).

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Tanta gente preparata ed anche – ci dicono – motivata. Per una riforma che anch’essa appare una fatica di Sisifo, visto che è in ballo da vent’anni. Perché allora puntare il dito sul povero presidente di Assoporti? Perché se la compattezza delle altre categorie può dare qualche leggero dubbio, in Assoporti siamo messi male. Non è soltanto per l’uscita sbattendo la porta di Luigi Merlo (Authority di Genova) e di Galliano di Marco (Authority di Ravenna): ma è anche per il senso di diffusa preoccupazione che serpeggia un po’ in tutti i porti rimasti nell’associazione, che per mesi hanno temuto essere ininfluente la propria azione e inascoltate le proprie istanze. Un passo avanti in questo senso è stato certo l’inserimento di Assoporti nella commissione dei 15: però saranno i risultati che contano, e certo non sarà facile per Monti conciliare le linee-guida della riforma voluta dal ministro Lupi (ridurre drasticamente il numero delle Autorità portuali) con l’umano desiderio dei porti di rimanere autonomi e degli aspiranti alle relative poltrone di poterci contare insieme alle non modeste prebende.

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C’è anche un’altra minaccia. I due porti “secessionisti”, Genova e Ravenna, non sono rimasti con le mani in mano ad aspettare il Messia (ovvero la riforma): hanno sparigliato le carte chiedendo formalmente, di recente, l’iscrizione all’Espo, ovvero all’associazione dei porti europei, che a Bruxelles conta ovviamente di più di Assoporti. La risposta alla richiesta sembra non ancora formalizzata, ma di certo non è una mossa che tende a ricucire. E che punta anche a mettere in difficoltà il governo nazionale e il ministro Lupi. Come se le difficoltà già esistenti non bastassero…
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
29 Novembre 2014

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