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Quanti corvi svolazzano sul mare…

LIVORNO – Questa noterella me la dovete proprio passare, anche se c’è l’amarezza tutta personale di chi con tanti altri, come si leggeva qualche giorno fa su un fondo del Corriere della Sera, mai come oggi sta perdendo fiducia negli apparati dello Stato.
[hidepost]Del nostro Stato, in questo nostro Paese che un tempo chiamavamo Patria (e oggi quasi ci vergogniamo della parola).

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Dicevo: da qualche tempo ci stiamo abituando alle delazioni anonime: che non fanno, com’era nei tempi dell’Etica con la maiuscola, la fine della carta straccia, ma diventano motore di indagini, qualche volta di provvedimenti, qualche altra solo di gossip, però altrettanto distruttivi. Si potrebbe richiamare il recente battibecco in Comune di Livorno per un provvedimento della prefettura su alcuni consiglieri che sono stati “beccati” (anonimamente) con qualche (presunta) marachella fiscale. Si potrebbero richiamare le “corvate” su altrettanto presunti amori clandestini (clandestini fino a un certo punto, visto che girano “corvate” da tempo) in area crociere. C’è stato di recente il caso nazionale sull’ammiraglio capo di stato maggiore della marina Giuseppe De Giorgi, “corvato” addirittura con gli onori di articolesse sul Corriere della Sera e su Il Fatto (mai smentiti, quindi da considerare come notizie e non come malignità) per la sua passione per lo champagne e le noccioline, debolezze da inserire obbligatoriamente nel quadrato ufficiale delle navi che stava per visitare, nonché dei cavalli bianchi. Nella fattispecie, De Giorgi – “abbondantemente “corvato” anche sui temi dell’inchiesta di Augusta – è stato velocemente pensionato – a parte l’inchiesta e le amarezze sul come siamo caduti in basso in tanti della Marina – e da due giorni è stato sostituito nella prestigiosa carica dal parigrado Valter Girardelli. Che a Livorno tutti ricordano come ufficiale alle classi allievi, ufficiale tutto d’un pezzo, tra l’altro appassionato e rigido cultore dei valori del TAN purtroppo da quest’anno andato a puttane. Benvenuto Girardelli, contiamo su di lei.

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Mi sono spinto troppo lontano nelle analogie? Può darsi. Fatto sta che se vale il detto evangelico del “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” (e questo dovrebbe valere anche per i giornalisti) credo sarebbe giusto, specie da parte delle istituzioni, controllare meglio prima, e non semplicemente accodarsi dopo le “corvate”. Facile dirlo, meno farlo.
Ci sono, è vero, cento giustificazioni per ogni azione e specialmente per ogni non azione: l’affannarsi dei problemi spesso urgenti e prioritari, il personale pubblico che spesso manca, o è demotivato, oppure ha paura delle ombre e si limita ad applicare acriticamente norme qualche volta obsolete, assurde, che se valutate con il giusto buon senso non creerebbero né problemi né mortificazioni. Nei giorni scorsi il governo ha cambiato un’infornata di prefetti. Sperando che la “rottamazione”, come la chiama Renzi, vada nel senso di migliorare le cose, con ancora più senso di responsabilità, ancora più capacità di essere vicini alla gente e ai loro veri problemi, e con meno acritica burocratica autodifesa dietro il Molock chiamato Diritto. Dove troppe volte è stato scritto che per l’indeterminatezza delle nostre norme, da patria del Diritto siamo diventati patria del Rovescio. Ma questo è diventato il Paese, e questi sono – qualche volta – i suoi servitori. L’ignavia, in senso generale, ferisce più della spada, parafrasando un’antica massima.

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Noi siamo, come giornalisti, tuttologhi: nel senso che sappiamo poco di tutto, e quasi sempre niente di veramente approfondito. Panta Rei, diceva il presocratico Eraclito, e nella nostra pochezza potremmo tradurlo con il principio di una realtà in continuo movimento. Il che potrebbe aprirci la speranza di tempi migliori, anche sulle gozzaniane piccole cose di pessimo gusto, cui da qualche tempo stiamo assistendo: sul pubblico e nel privato. Panta Rei. Ma i “corvi”, lasciatemelo dire, non sono la soluzione. Esattamente come gli ignavi.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
4 Maggio 2016

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