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Nell’analisi dell’economia livornese generazioni, pensioni e qualche must

Malgrado la crisi, sono cresciute le imprese individuali e il risparmio – Il problema degli ammortizzatori sociali a carico dell’Inps – Il reddito procapite ancora resiste meglio che altrove

Sergio Costalli

LIVORNO – Potrebbe anche essere il canto del cigno, ovvero l’ultimo atto della Camera di Commercio labronica, questo 14º rapporto sull’economia provinciale presentato dal presidente Sergio Costalli alla fine della settimana scorsa. Perché a breve – tra qualche settimana ha detto Costalli – la Camera labronica si fonderà con quella di Grosseto nella nuova Camera della costa toscana. La speranza è che l’analisi sull’economia provinciale, così come è stata svolta in questi anni dal Centro studi e ricerche camerali, possa continuare anche nella nuova veste allargata. Dipenderà dalle risorse – sembra di capire – ma la volontà rimane.
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Nella foto: il tavolo dei relatori.

Nell’analisi presentata con un corposo documento pieno di grafici e di percentuali – dal significativo titolo: Crepuscolo o Aurora? – sono state evidenziate luci ed ombre sull’economia livornese. E Sergio Costalli ha preso di petto uno dei temi più complessi e articolati del momento, l’andamento dell’economia, senza timori di toccare punti delicati. L’analisi dettagliata e puntuale del suo ufficio studi, merito in particolare dei ricercatori Raffaella Antonini e Federico Doretti – entrambi intervenuti nel dibattito di presentazione – è servito al presidente Costalli per una appassionata prolusione nella quale le cifre del crepuscolo – la progressiva perdita di competitività del sistema, la corsa dei livornesi (quelli che possono) al risparmio per la scarsa fiducia nel futuro, e l’invecchiamento della popolazione attiva, si confrontano con alcuni elementi certo positivi come la demografia d’impresa che malgrado tutto risulta più dinamica della media regionale, con imprese a dimensione maggiore che nel passato e anche con un alto numero di pensionati (28,6%) dei residenti che con un reddito medio superiore sia alla media regionale che nazionale contribuiscono a dare una mano ai giovani.

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Altro elemento positivo, almeno sul piano statistico: l’importo medio del reddito procapite nella provincia di Livorno è superiore di circa 400 euro a quello nazionale, malgrado tra il 212 e il 2014 il numero dei contribuenti sia calato del 2,5%, nettamente più forte del calo sia regionale che nazionale. Significativa la didascalia al grafico che indica la popolazione residente: Una specie di piramide, dice la Camera “che si regge su una base esigua”, perché i giovani sono meno della metà dei cinquantenni. La natalità ha ricominciato a crescere nel biennio 2013-2014, ma per l’apporto determinante degli stranieri. Oggi un residente su quattro nella provincia di Livorno ha più di 65 anni. La demografia d’impresa ha comunque dimostrato vitalità (il minimo è stato toccato nel 2009) con una crescita – come già accennato – superiore a quella regionale e nazionale. Ciò nonostante, il grafico che indica il rapporto tra occupati e pensionati nel 2014 ha raggiunto la parità (36,6% per ciascuna delle due componenti, con un preoccupante 26,7% di residenti che si dichiarano senza alcun reddito.

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Un dato su cui meditare: il calo dei pensionati è leggermente superiore alla crescita degli occupati. E Sergio Costalli su questi aspetti ha lungamente analizzato – nel suo intervento di saluto – l’apporto dei vari (troppi) interventi normativi che si sono succeduti sul “pianeta pensioni” che non hanno sortito benefici in termini di contenimento della spesa pensionistica ed hanno semmai complicato la percezione di vantaggi e svantaggi sul sistema. “C’è anche la sensazione – ha chiosato Costalli sulla base dello studio – che ritardare i pensionamenti non sia più sufficiente ai fini di un contenimento della spesa pensionistica”. Sul bilancio INPS, rileva lo studio pesa anche in modo estremamente grave la pesante situazione del lavoro che si è tradotta in ingenti uscite per ammortizzatori sociali (nel 2014 la Cig a livello provinciale è costata all’INPS 40,2 milioni di euro).
Ultima analisi, quella del mercato del lavoro. Che nella provincia sta migliorando – recita il rapporto – anche se con andamenti differenziati tra città e provincia (da qui l’invito, solo in parte scherzoso, di Costalli perché “si vada a lavorare in California”, intendendo la California sud della città). Aumentano gli occupati, specie maschi, ma è significativo che l’aumento è dovuto unicamente agli indipendenti, cioè a coloro che si sono inventati un lavoro (ma rispetto al 2004 anche questi ultimi sono ancora in calo). Purtroppo “giovani e giovanissimi tendono a partecipare sempre meno al mercato del lavoro, studiano più a lungo e quindi non pagando contributi avranno pensioni più povere”. Di contro, studiando di più c’è la speranza di poter contare in futuro su una forza lavoro “più qualificata e con stipendi più alti”. E meno che – considerazione sussurrata tra il pubblico – dopo aver tanto studiato, questi giovani preparati e qualificati non siano costretti ad andare a cercare lavoro all’estero. Bisognerà anche aiutarli a trovare uno sbocco di lavoro in provincia: verso la nostrana California – ovvero le aree della piccola impresa e della campagna – o verso il porto con le sue suggestioni legate al rilancio della logistica, dei traffici marittimi e del commercio internazionale.

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Pubblicato il
1 Giugno 2016

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