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Sui porti e le navi “green” le iniziative di Venezia

L’Autorità di Paolo Costa ha investito oltre 380 milioni di euro nel settore – Un “Hub” logistico per il GNL

Paolo Costa

VENEZIA – Dopo Barcellona e Copenaghen, gli organizzatori della conferenza internazionale Greenport, hanno scelto quale partner per l’edizione 2016 il porto di Venezia valorizzando così tutti gli investimenti fatti dallo scalo lagunare in campo ambientale.
Grazie alla collaborazione con l’Autorità portuale l’evento ha riunito presso il terminal passeggeri di Marittima, oltre 200 tra esperti e delegati del settore portuale e ambientale. Al centro della quattro giorni di dibattiti e incontri sono state le pratiche ambientali e i cambiamenti necessari per ridurre le emissioni di anidride carbonica.
[hidepost]L’Autorità Portuale di Venezia – è stato ricordato in premessa – ha portato avanti una serie di azioni “green” a tutela sia dell’ambiente che della competitività dello scalo investendo oltre 380 milioni di euro. Tra queste iniziative vanno citate il ripristino del waterfront portuale, una massiccia campagna di bonifica di oltre 140 ettari di terra e di acqua, l’escavo e la pulizia dei canali portuali, studi e monitoraggi per la salvaguardia ambientale ma anche il ricorso ad energie alternative e del gas naturale liquefatto (GNL) con la prospettiva fare di Venezia l’hub logistico di questo nuovo carburante per l’Alto Adriatico. Tagliare le emissioni ed evitare qualsiasi contaminazione tra le attività portuali e la laguna sono stati i principi ispiratori di queste iniziative.
Ma, per dare un ulteriore contributo concreto al riscaldamento globale, è anche necessario mettere in campo innovazioni tecnologiche capaci non solo di ridurre le emissioni ma anche di migliorare e limitare le esternalità del trasporto marittimo e terrestre. Servono innovazioni radicali nel sistema di trasporto capaci di mettere in pratica la de-carbonizzazione delle catene logistiche, così come previsto dalla strategia COP21. Soluzioni che solo il lavoro congiunto di operatori logistici, enti pubblici e imprese possono contribuire a realizzare.
Il porto di Venezia può e vuole dare un contributo significativo – sottolinea una nota dell’Authority di Costa – alla lotta contro l’effetto serra e per la riduzione delle emissioni di CO2, grazie ad innovazioni logistiche e di sistema quali il suo innovativo Offshore-Onshore Port System (VOOPS). Un nuovo terminal container per gestire le mega navi, posizionato fuori dalla laguna, capace di far seguire alle merci il percorso più breve lato terra, il più efficiente percorso tra Asia ed Europa lato mare nonché il minor consumo di carburante lungo la stessa rotta.
Il progetto, anche sfruttando economie di scala, assicura il costo minimo di trasporto terrestre all’interno della catena logistica: Venezia è, geograficamente, la porta più vicina al centro dell’industria manifatturiera europea. Lato mare, sulla rotta Suez-Monaco di Baviera, passare per Venezia significa ottenere un risparmio di 135 kg di CO2 per ogni contenitore trasportato rispetto alla scelta di inoltro attraverso i porti del Mare del Nord.
Un’altra questione chiave per l’Autorità Portuale di Venezia, fortemente legata alla tutela della Laguna e dei suoi abitanti, è la qualità dell’acqua.
Nel corso degli ultimi anni, APV ha sviluppato una profonda conoscenza dei possibili impatti derivanti dal deflusso delle acque piovane negli spazi portuali e il loro impatto lavorando ad un approccio a 360° per il trattamento delle acque meteoriche.
Il cosiddetto decreto ministeriale “Ronchi-Costa” a partire dal 1999 ha imposto che gli scarichi d’acqua in laguna debbano rispettare i limiti molto bassi (in alcuni casi inferiori ai limiti adottati per acqua potabile) il tutto sulla base del principio di precauzione.
L’Autorità portuale, a partire dal 1999, ha inizialmente sperimentato una serie di impianti tradizionali con la semplice separazione fisica delle acque di prima pioggia (5/7 mm) dalle acque di seconda pioggia. Una soluzione che però non risolveva il problema della presenza di alcuni tipi di inquinanti, soprattutto metalli, che non possono essere rimossi per semplice sedimentazione.
Così, proprio a Venezia è stato sviluppato un approccio totalmente nuovo, basato su impianti di trattamento a filtrazione passiva, che sta già facendo scuola.
Il nuovo approccio permette infatti di trattare non solo la prima pioggia, ma la totalità dell’evento meteorico abbattendo notevolmente le sostanze inquinanti.

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Pubblicato il
15 Ottobre 2016

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